Vi spiego a chi conviene il tasso fisso

Conviene essere chiari sin da subito: l’accordo banche-Governo sulla rinegoziazione dei mutui non contiene nessun regalo, si tratta però di un intelligente e salutare aiuto «educativo» per chi non è avvezzo a complicate questioni economiche, vale a dire la grande maggioranza degli italiani. Tecnicamente parlando, quella prospettata dal governo è una conversione tra un mutuo a «tasso variabile e durata costante» ed uno a «rata costante e durata variabile». In poche parole il beneficio di avere una rata sempre uguale e più bassa dell’attuale si paga con un’incertezza sulla durata residua del mutuo: in caso di tassi costanti o in salita rispetto ad oggi il debito scadrà più tardi, se invece i tassi dovessero scendere a lungo sotto i livelli del 2006 il mutuo potrebbe estinguersi anticipatamente.

A questo punto la domanda che ci si pone è: conviene una conversione di questo tipo? Ebbene, anche se non sembra, finanziariamente si tratta pressoché della stessa cosa: l'unico elemento di considerazione è la comodità del singolo debitore che può scegliere se optare per una rata più bassa e un prestito presumibilmente più lungo o continuare come prima.
Rimangono immutate le prerogative del mutuo di partenza, vale a dire una convenienza in caso di tassi in discesa e una penalizzazione in caso di tassi in salita.

Una scelta del genere potrebbe essere utile in momenti come l'attuale di difficile congiuntura economica e può essere rimodificata in futuro. La «furbata» del governo è tutta qui, indurre i cittadini a prendere coscienza di una scelta che essi avevano già a disposizione ma che pochissimi sfruttavano, senza ventilare alternative più rischiose.

Se ad esempio si fosse suggerita la possibilità di cambiare il tasso variabile in tasso fisso (opzione pure questa già da ora realizzabile) ci si sarebbe assunta una grave responsabilità in quanto, in caso di futuro ribasso dei tassi di interesse, l'operazione sarebbe risultata fortemente penalizzante per coloro che vi avessero aderito e i contenziosi sarebbero stati infiniti (e giustificati).

Non dimentichiamo che le operazioni realizzabili in uno scenario in cui i mutui sono liberamente trasformabili e flessibili sono molteplici: basta andare a «giocare» su uno dei siti internet gratuiti specializzati in mutui per scoprire che la gamma delle opzioni è pressoché infinita. È possibile dimezzare la rata raddoppiando la durata, è possibile passare da una banca ad un’altra, magari riuscendo a spuntare condizioni migliori, è possibile passare da tasso variabile a fisso a misto con opzione. Una volta recepito il messaggio si vedrà che la soluzione prevista dall’accordo banche-governo non è che una delle tante scelte disponibili per il cittadino informato.

Le possibilità c’erano già, e va dato atto al decreto Bersani del 2007 di averne posto le basi, ma non bastano le leggi, bisogna trovare il modo più adatto di informare i cittadini, che vanno in qualche modo «educati» alle novità, altrimenti ogni innovazione anche se positiva rimane uno sterile esercizio per iniziati. Ovviamente occorre un governo credibile e un minimo di capacità comunicativa.
L’esecutivo in carica ha assolto questo compito in modo scaltro ed efficace: una bella lezione di come si possa ridurre il solco tra politica, economia e consumatori che si stava allargando in modo preoccupante.
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