«Vi spiego il fenomeno Ginobili Ben Wallace? Era una bestia»

Jacopo Casoni

Finale Nba 2005. Spurs contro Pistons. Manu Ginobili contro Ben Wallace. In Italia c’è un uomo che può dire di aver allenato entrambi questi fuoriclasse della Nba. È Gaetano Gebbia, attuale responsabile del settore giovanile della nazionale italiana, ed ex tecnico della Viola Reggio Calabria. Al coach catanese si deve la «felice intuizione», come lui stesso la definisce, di aver portato il campione argentino nel nostro campionato. Wallace, invece, fu tagliato dalla squadra dello Stretto nel 1996, il primo anno della gestione Gebbia.
Nostalgia della panchina di un club?
«Nessuna. Io nasco come allenatore di settore giovanile, per cui l’attuale posizione professionale è la migliore che io potessi sognare. Comunque non escludo di poter ripetere l’esperienza di una prima squadra».
Ha visto la finale Nba di quest’anno?
«L’ho seguita con grande emozione».
Per Ginobili. Come ha fatto a scovarlo 21enne nell’Estudiantes di Bahia Blanca?
«L’ho scoperto con un’intuizione. Ai margini di uno dei tanti contatti che si hanno quando si assembla una rosa, è venuto fuori questo nome. Ho subito drizzato le orecchie. In passato avevo reclutato Sconochini e conoscevo il basket argentino. Ho verificato, anche tramite lo stesso Hugo, le credenziali del giocatore. Pensando che potesse essere un buon investimento, abbiamo chiuso il contratto con il suo rappresentante in Italia».
Ha capito immediatamente di avere davanti il fenomeno che poi è diventato?
«No. Credo che nessuno potesse immaginare che avrebbe poi raggiunto i livelli attuali, nemmeno suo padre. Che diventasse un giocatore dominante in Italia e in Europa sì, ma che potesse arrivare ad esserlo nella Nba, non potevo saperlo».
In queste finali ha dimostrato un carattere incredibile. Già a 21 anni era così?
«La forza di Ginobili è nella sua testa. Lui è la dimostrazione di come ambizione e umiltà siano la giusta miscela per arrivare in alto. Viviamo di dicotomie. Il giocatore talentuoso che, però, cozza con le esigenze della squadra. Per lui questo ragionamento non vale. È un leader nato».
Conosce anche un altro protagonista dell’ultima finale. Gioca nei Pistons ed è Ben Wallace.
«Quando Ginobili ha scoperto che avevo tagliato Wallace, mi ha sfottuto per un bel po’. “Hai scoperto me, ma come hai fatto a tagliare Ben?”. Manu me lo ripete spesso. La realtà è che il ragazzo veniva da Virginia Union, un college sconosciuto e non era stato scelto nel draft Nba. In questo trovo conforto. È arrivato a Reggio Calabria nel 1996, al mio primo anno. Era un animale. Correva e saltava come non avevo mai visto. In realtà, però, sapeva fare solo quello. Con la palla in mano faceva fatica a non fare “passi” e al tiro era molto impreciso. Avevo bisogno di un giocatore molto più esperto. Presi Mike Brown, che aveva giocato sia in Italia che nella Nba. Una scelta azzeccata, visto che ci salvammo. Di conseguenza, rifarei la stessa cosa».