«Vi spiego perché difendiamo le piccole Iri»

da Milano

I «segnali» sono stati diversi: l’emendamento che ha portato all’azzeramento dei vertici dell’Authority per l’energia e il gas, il «no» alle liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Insomma, prese di posizione che stupiscono, tanto più se sono targate Lega Nord. E poi l’apertura al dialogo col Pd, anche dopo che lo stesso dialogo si è rotto col premier Silvio Berlusconi.
Onorevole Roberto Cota, capogruppo della Lega Nord alla Camera, che sta succedendo? Il Palazzo ha contaminato anche voi, che a certe logiche siete sempre stati allergici?
«La Lega è una sola, e i suoi parlamentari perseguono tutti gli stessi obiettivi, che sono quelli del movimento. Certo, i deputati e i senatori della Lega che sono a Roma hanno inevitabilmente a che fare con i meccanismi d’aula, e con queste dinamiche devono fare i conti di volta in volta, capire quello che si può ottenere da ogni provvedimento. Posso comunque assicurare che i leghisti cercano di ottenere sempre il massimo».
Rinunciando al proprio dna?
«Assolutamente no, la Lega porta sempre avanti la sua funzione originaria. E cresce, ogni giorno acquisiamo nuovi consensi. Forse qualcuno è un po’ geloso».
Chi?
«Dico in generale. Ma non è il caso di essere gelosi di noi. La Lega è la vera forza di cambiamento».
Eppure alcune recenti prese di posizione sembrano andare in senso contrario. Per esempio, la questione dell’Authority...
«Su questa storia bisogna dirla tutta. Questa Authority dovrebbe essere composta da cinque componenti. Invece, da quasi un anno, ce ne sono solo due, e quindi non riesce a integrarsi. Altro che trasparenza, appare come un centro di potere. Ed è su questa situazione che è intervenuto l’emendamento della Lega, per azzerare i vertici e avere un organismo che funziona. L’obiettivo è creare una struttura più snella, che passi da cinque a quattro componenti, e che soprattutto abbia le competenze sul nucleare. Questo per andare incontro al governo, che col nucleare vuole partire».
E le piccole Iri? Perché difendere il monopolio delle municipalizzate? Tariffe più basse per il servizi locali non sono quello che vuole la gente?
«Certo. E meno male che c’è la Lega a difendere i cittadini. Noi non abbiamo nulla contro la concorrenza, ma questo non può essere il pretesto per fare dei nostri comuni terra di conquista delle municipalità straniere. Il rischio è che si apra a nuovi oligopoli che faranno aumentare le tariffe, altro che abbassarle. Ecco perché vogliamo che sia chiaro un principio fondamentale: le reti di beni preziosi come l’acqua devono essere pubbliche. Poi la gestione del servizio può essere data ai privati. Il nostro emendamento, come quello riformulato poi dal governo, va in questa direzione».
E sulla sicurezza a che punto siamo? Tranne che per le polemiche sulle impronte la questione sembra un po’ accantonata...
«La sicurezza resta la nostra bandiera, non a caso abbiamo il ministro dell’Interno. Il tema è stato affrontato subito dal governo, e sulla sua attuazione noi siamo attentissimi. Lo abbiamo dimostrato nella discussione sul decreto legge 112 a proposito degli stanziamenti previsti per le forze dell’ordine. E restiamo vigili».
Qualche iniziativa in cantiere?
«Nei prossimi giorni presenteremo un testo per la regolamentazione della costruzione delle moschee. I tempi sono maturi. Il governo col ministro Maroni sta facendo la sua parte, e anche noi in Parlamento facciamo la nostra. Già nella scorsa legislatura avevamo presentato una legge per fissare dei criteri certi per la costruzione, in modo che venga garantita la libertà religiosa senza ledere, nel contempo, la libertà di altri».
Ultimo punto, le riforme. La Lega insiste nel dialogo col Pd. È una via ancora percorribile?
«Le riforme istituzionali non sono né di destra né di sinistra. Il federalismo resta la nostra priorità, e nel dibattito parlamentare si spera sempre che ci sia il confronto».