«Vi spiego perché sarà condannata una donna innocente»

Il professor Lavorino: «Ci sono tre scenari possibili, nessuno può essere demolito. Così vincerà la tesi più facile»

Il doppio enigma di Cogne «Chi ha ucciso Samuele Lorenzi? Anna Maria Franzoni è colpevole o innocente?» potrà essere risolto soltanto da un'indagine fredda, analitica e obbiettiva, che sia priva di pregiudizi, innamoramenti della tesi, coinvolgimenti emotivi e di immagine. Un'investigazione totale e scientifica, quindi, che vada a scandagliare, sezionare ed analizzare al micron i seguenti tre scenari, gli unici logicamente possibili.
La tesi dell’accusa

La Franzoni ha ucciso il bambino prima delle ore 8,15, non ha lasciato tracce di sé sulla scena, non ha fatto repertare su di sé le tracce del crimine; è stata abilissima depistatrice e manipolatrice, è un'ottima attrice, ha ucciso con freddezza e premeditazione, non ha psicopatologie tali da essere evidenziate nella perizia psichiatrica.
La tesi della difesa

Il killer è un soggetto esterno che si è introdotto in casa non per uccidere, ma per organizzare uno sfregio e un dispetto alla donna ed alla famiglia proprio nella camera da letto, una stanza dove Samuele non doveva stare perché la sua cameretta era al buio e, quindi, nella sua culla. Il bambino ha visto e udito la persona entrare, l'ha riconosciuta, ha gridato. La persona sapeva che la Franzoni stava tornando, è entrata in panico, è andata in tilt, ha perso il controllo, ha reagito come solo sa reagire una persona violenta coi bambini, stressata, aggressiva e vendicativa. L'assassino ha quindi sferrato il primo colpo con quell'arnese che serviva ad eseguire il dispetto, è entrato in rito appetitivo e seriale, è entrato in over killing (oltre la morte). Dopo avere sferrato i colpi ha guardato alla sua destra, ed ha visto dalla finestra della stanza del delitto che la Franzoni stava arrivando. Allora è salito al piano di sopra, ha atteso che la madre entrasse e scendesse, ha aperto la porta ed è scomparso per sempre, protetto dall'eccezionalità delle varie coincidenze e dalle indagini che mai l'hanno inquadrato nel mirino investigativo. L'assassino non è la vicina Daniela Ferrod, né la psichiatra, né Ulisse Guichardaz, tanto meno i coniugi Perratone: questo per intenderci.
La tesi alternativa

La Franzoni sa chi le ha ucciso il figlio, ma non può dirlo. Ciò, perché dovrebbe spiegare l'imbarazzante presenza di un uomo (o di una donna) sul suo letto e nella sua camera da letto, una persona che forse indossava il suo pigiama per un motivo collegato alla sua presenza in loco e in quelle circostanze. Allora la Franzoni ha scelto la via dell'ignavia e della codardia per non perdere quello che le era rimasto, onore, marito e figlio compresi.
Niente punti deboli

Secondo me il secondo scenario è il più probabile, ma si è perso troppo tempo a discutere, e Sagunto è stata espugnata! Anna Maria Franzoni, innocente ma sfortunata. Nessuno dei suddetti tre scenari, gli unici realmente validi, logici e probabili, hanno il cosiddetto «punto debole utile alla demolizione», per questo motivo il caso non sarà mai risolto, per questo motivo la Franzoni sarà consequenzialmente condannata, per questo motivo vi è l'impossibilità di un'alternativa di sentenza alla tesi «madre assassina».
Il delitto perfetto
Il 16 novembre inizierà il processo d'appello, molto probabilmente ci sarà un rinvio causa il Cogne bis, ma il risultato finale potrà essere solo quello della condanna della «sfortunata Anna Maria Franzoni», una donna che ancora ritengo innocente nonostante tutti gli errori e le contraddizioni che dal giorno del delitto, sono stati collezionati da lei, dalla sua famiglia e dai vari pool di difesa. Ritengo la Franzoni «sfortunata» perché le sono cadute addosso tutte le sfortune di questo mondo, ne cito solo alcune: la violenta e sanguinaria uccisione del figlioletto; la eccezionalità di un contesto omicidiario che sfiora il «delitto perfetto»; la coincidenza del malore mattutino e della sorte di Samuele da lì a poche ore, un nesso suggestivo e di estrema eccezionalità; l'infamante accusa di figlicidio seguita dalla carcerazione, dal processo e dalla condanna; il calvario giudiziario e mass mediatico; l'essere divenuta il biglietto da visita e il lasciapassare per persone che l'hanno usata per essere illuminate dai riflettori della scena e dei media.