«Vi svelo i misteri della chiesa di Altare»

Gentile , sono venuto a conoscenza di quanto da lei pubblicato su il Giornale in merito ai misteri della chiesa di Altare.
Noto che - sia da parte sua che da parte di Giorgio Baietti - c’è una forte voglia di voli di fantasia per cercare delle analogie inesistenti. Per amore di verità la informo che il Baietti è venuto a conoscenza del personaggio leggendo la biografia di monsignor Bertolotti da me pubblicata nel 2002 in occasione del Centenario dell'asilo infantile di Cairo Montenotte.
Considerate le affermazioni da lei esposte, mi corre l'obbligo di sottoporle i sottonotati chiarimenti.
Ad Altare non vi è stata una particolare presenza francese nell'epoca Napoleonica in quanto quella dei vetrai (di cui non è certa l'origine francese) esisteva già dal XIII sec.
In merito al presunto ritrovamento dello scheletro nella chiesa, preciso che, come risulta dagli archivi parrocchiali, le sepolture erano effettuate sotto le cappelle laterali della chiesa, costruita tra il 1620 e il 1650. Pertanto non è escluso che nel corso di lavori alla cripta siano emersi alcuni reperti ossei ma non certamente uno scheletro seduto su una poltrona. Dal 1830 le sepolture avvengono nel cimitero comunale.
La disposizione antioraria delle stazioni della via Crucis non è una particolarità della parrocchiale di Altare poiché esiste anche in altre chiese.
Con riferimento alle statue di San Rocco, faccio notare che sulla facciata della parrocchiale si trova una statua, posta nel 1631, con la piaga sulla gamba sinistra. All'interno, nelle sagrestie, ne esistono altre tre. Due in legno e una in gesso. Delle due di legno, entrambe con la piaga sulla gamba destra, una è stata portata a spalle nel XVII sec., a scioglimento di un voto per la cessazione della peste, dalle maestranze altaresi di ritorno dall'annuale lavorazione nelle vetrerie di Casale e Piacenza. La stranezza della piaga era già stata evidenziata nella mia pubblicazione «Le chiese di Altare» (1993).
La seconda è opera del Maragliano (1664-1741). È quindi da escludersi l'interferenza di monsignor Bertolotti sulla particolarità della piaga su entrambe le opere.
La terza statua, in gesso, donata nel 1909 dal cav. Rocco Genta, porta, invece, la piaga sulla coscia sinistra.
Le informazioni date dal Baietti, a parte le inesattezze, non sono frutto delle sue ricerche ma attinte dalla mia pubblicazione. Ad esempio la data riportata del 1988 non è vera essendo monsignor Bertolotti deceduto nel 1931.
Non c’è assolutamente «qualcuno» che spaccia la storia dell'ammanco per il semplice motivo che la sottrazione indebita a danno della Duchessa è realmente avvenuta.
Quanto da me riportato nella succitata pubblicazione si deve alla testimonianza diretta, di una persona degna della massima fiducia che ha avuto - come altri - la narrazione dell'origine della ricchezza dal fratello del parroco. Può essere, quindi, presuntuoso asserire che si tratti di una storia «costruita ad arte per depistare». Forse sono altri che, lavorando di fantasia, effettuano abbinamenti cervellotici.
Ritengo inutile, a questo punto, proseguire a setacciare tutti i restanti argomenti non mancando, certamente, le varie argomentazioni antietiche.
La invito a leggere, se ha tempo e voglia, quanto da me pubblicato, che confermo in toto, anche in considerazione di altre notizie reperite successivamente delle quali, attualmente, non intendo darne divulgazione.
Cordialmente,

Gentile Signor Saroldi, Lei conferma esattamente quanto ho scritto, ossia che nella Chiesa di Altare la disposizione delle stazioni della Via Crucis è in senso antiorario, come in altre chiese (vedi Rennes le Chateau e Brenac); che la statua di San Rocco ha la ferita sulla gamba destra e che durante i lavori alla Cripta sono emersi reperti ossei (lo scheletro rinvenuto seduto di cui faccio cenno nell'articolo fa parte delle voci raccolte a corollario, senza essere spacciato come fatto certo). Quanto alla storia del furto alla Duchessa di Galliera, lei parla di testimoni che non cita e di storie che non intende ancora divulgare. Non le sembra di infittire quel mistero che sostiene alimentato dai «voli fantasiosi» della sottoscritta e dello storico-giornalista Giorgio Baietti?