"Vi svelo i segreti della clinica degli orrori"

Vuota il sacco una della quattordici persone arrestate nell’ambito
dell’inchiesta sulla Santa Rita di Milano. Ecco i verbali inediti del pentito: "Pazienti
dimessi senza controlli,
chirurghi ubraconi, visite ai malati affidate a un ingegnere" L'unica legge dell'istituto era far più soldi possibile

Milano - Pazienti dimessi senza visitarli. Medici ubriaconi o che svengono in sala operatoria. Infarti inesistenti diagnosticati solo per gonfiare i rimborsi. Condizioni igieniche surreali, infermieri e medici che circolano sui marciapiede in camice e mascherina. Visite affidate a un ingegnere. Rapporti illeciti con l’Asl. E, su tutto, la legge del «Notaio». Cioè di Francesco Pipitone, azionista unico: bisogna fare più soldi possibile. È il primo racconto dall’interno della Santa Rita, la clinica di Milano finita al centro delle indagini della Procura e passata alle cronache - dopo la retata del 9 giugno - come «la clinica degli orrori».
Dei quattordici arrestati di quella mattina di primavera, uno ha deciso di collaborare con gli inquirenti. Si chiama Gianluca Merlano, 38 anni, ex vicedirettore sanitario.

Lo stipendio
Merlano racconta così il suo colloquio con Pipitone per l’assunzione. «Il Notaio stava facendo una lavata di testa incredibile alla dottoressa Galasso, urlava come un pazzo, tanto che io all'inizio dissi: che vengo a fare qua? Finita questa riunione mi fecero parlare col Notaio che nel frattempo si era ricomposto, fumava la pipa e ti fumava in faccia. A lui non gliene fregava niente delle competenze che avevo. Mi ha detto: se lei viene qui a fare il vicedirettore sanitario deve ricordarsi sempre chi le passa lo stipendio. Era il padre-padrone. A questo punto lo dissi al Notaio che avevo capito bene il messaggio. Poi francamente, nel mio intimo, non aderivo».

Non perdere soldi «Ricevetti il passaggio delle consegne. La prima, importante: stai attento a non fare perdere soldi alla clinica, cioè, vai a vedere che ogni volta che c'è codificata un angioplastica venga messo lo stent. Cioè: stai attento a non perder dei soldi perché qualcuno si incazza. E qualcuno era il Notaio, ovviamente».


Operava e spariva «Il dottor B. venendo da Genova veniva, faceva il suo intervento e spariva. Poi c’erano gli infermieri che impazzivano a chiamarlo \ B. addirittura in alcune occasioni manda per fax la lettera di dimissione e non viene neanche a vedere il malato in faccia prima di dimetterlo».
Pm: «Perché non è mai stato mandato via?».
«Perché evidentemente fatturava bene».

Fate sparire le lastre
«Il Notaio nel 2006 aveva emesso una circolare che chiedeva direttamente ai caposala, anche quelli della terapia intensiva, e anche quando il malato era deceduto, di insistere con i parenti per portare via tutte le lastre. Ovviamente tra quei malati c'erano anche degli extracomunitari che poi sono spariti, quindi erano irreperibili, quindi la Asl non avrebbe mai recuperato questa cartella. Io sapevo che le lastre vanno conservate nell’archivio dell ospedale per vent'anni»

Infarti inesistenti «Un cittadino di Roma si era sentito male a Milano Centrale e lo avevano portato alla Santa Rita. Dopo qualche giorno lo hanno dimesso dicendogli "lei non ha nulla". Lui qualche mese dopo chiese la cartella clinica. Sulla scheda di dimissione c’era scritto: infarto acuto del miocardio. Ne parlai con Anzuini e mi disse che l'indicazione della clinica era: quando gli enzimi sono alterati, siete autorizzati a scrivere "infarti del miocardio"».
Pm: «Quanto viene pagato l’infarto dalla Regione?».
«Penso sui 4mila».

Tbc in sala operatoria
Merlano parla a lungo di Pierpaolo Brega Massone, primario di chirurgia toracica. Brega è tutt’ora in carcere con l’accusa di avere operato decine di pazienti - causando loro danni irreparabili - solo per gonfiare i rimborsi. Merlano conferma che Brega era il chirurgo di fiducia di Pipitone e godeva delle sue coperture. Dal verbale emerge un nuovo dettaglio inquietante.
Pm: «Lei sa che Brega ha operato senza avvertire l'équipe che ci fosse la Tbc?».
«Lo immagino \ per fortuna nessuno si è beccato la tubercolosi».

La cacciata di Brega «Mobilia (Antonio Mobilia, all’epoca direttore generale dell’Asl Città di Milano, ndr) si dava del tu con Pipitone. Gli disse di mandare via il primario. Quello che dava fastidio al Notaio era che temeva di non trovare un altro che operava tanto come Brega e che gli avrebbe fatto dei buoni guadagni».

Alcolisti Il dottor V. era stato primario prima di Brega, ne ho sempre sentito parlare malissimo. Addirittura mi dissero che V. abusava dell'alcol \. La dottoressa A. soffriva di disturbi mentali. Mi dissero: ha una grave sindrome depressiva, ogni tanto sviene in sala operatoria».

Lo "sbrago in ambulatorio"«Nel poliambulatorio succedeva di tutto, medici che non mettevano più il camice, che insultavano le infermiere. Vedevo medici e infermieri vestiti da sala operatoria attraversare via Vallazze \ C’era uno sbrago dal punto di vista del personale in quelle che erano le misure igieniche. Gli infermieri non si rendevano conto di essere ridicoli a passare davanti al supermercato con la cuffia in testa e la mascherina chirurgica, in poliambulatorio non mettevano più neanche il camice e stavano in giacca e cravatta a visitare la gente».

Le bronchiti fasulle
«C'erano queste diagnosi di Bpco, le broncopatie croniche ostruttive. Io guardo il referto della lastra: torace pulito. L’anestesista dice che il torace è perfetto. L'infermiere non segna neanche la tosse. Io dissi: qua mi sembra che queste Bpco sono inventate. La Pedesini ci provava perché erano 800 euro in più».

L'ingegnere che visita «Quando chiesi alla caposala se era vero che il malato veniva affidato a un ingegnere, lei mi disse che questo inegnere era l'unico che aveva studiato il software della macchina. La dottoressa D. mi ha detto che lo sapeva e che autorizzava lei l'ingegnere perché era d'accordo con lei che per qualunque cosa era nella zona del poliambulatorio».

Gli amici della Asl Pm: «Cosa sa dei rapporti tra il Notaio e Mobilia?».
«Semplicemente quello che ho visto, di una grandissima cordialità e amicizia. Quando siamo venuti via si sono baciati, ha baciato anche me Mobilia, cioè mi è saltato al collo e mi ha baciato. Io gli volevo dare del lei e lui mi dava del tu forse scambiandomi per il figlioccio del Notaio. Io ne fui onorato perché era sempre il direttore generale dell'Asl. Mobilia aveva portato Cè, l'assessore, a visitare la Santa Rita come esempio di clinica da sponsorizzare. Il tormentone del notaio con Cè era l'Eas (l’innalzamento di livello del pronto soccorso, ndr). Puntava a ottenere l'Eas, organizzò un banchetto per Mobilia e Cè ma Cè non poté fermarsi».
Pm: «Lei ha notato legami di Pipitone con altri personaggi politici o della pubblica amministrazione?
«L’unico che so perché il Notaio mi ha detto che gli ha fatto un favore netto è stato Barillaro che è un funzionario dell'Asl di Milano. Noi avevamo interesse a entrare nel progetto Telecardiologia che era un progetto a numero chiuso per gli ospedali per monitorare gli scompensati cardiaci. Il Notaio mi chiamò in disparte e mi diede dei documenti, mi pare del San Paolo o dell'Auxologico, e mi disse: me li ha dati Barillaro, non li faccia vedere a nessuno perché non può passare i documenti di un'altra azienda ospedaliera. Sono da copiare pari pari ma dobbiamo metterci il logo Santa Rita. E la Santa Rita venne poi accettata nel progetto».

Scontri in sala operatoria «Quando Brega è sparito dalla Santa Rita ed è stato licenziato, nel corridoio era quasi impossibile non sentire "eh, io l'ho sempre detto", Però dopo. Prima, silenzio più totale: perché nessuno è venuto in direzione sanitaria a dire "guardate che quello è uno che spinge gli interventi". Sicuramente c’erano degli scazzi in sala operatoria. Brega quando parlava degli anestesisti diceva che lui aveva salvato Sala e la sua équipe da un caso grave di perforazione della carena tracheale in una paziente peruviana».
Pm: «Invece è stato un errore di Brega. Hanno falsificato la cartella clinica».
«Un giorno passa il primario di radiologia e Brega inizia a dire: quello poi, adesso mi ha subito voltato le spalle che io - mi disse - gli ho coperto un sacco di casini che hanno fatto nelle Tac, quando mi scrivevano delle cavolate e io andavo giù e gliele facevo correggere. Me le sono tenute da parte quasi come un archivio qualora ci fosse da ricattare qualche d'uno».
Pm: «Un bell'ambientino, porca miseria. Un palazzo dei veleni».