Viados sfruttati e spaventati con il wudù

Li facevano arrivare dal Brasile, a volte dicendo apertamente che sarebbero finiti su una strada, altre minacciandoli con i riti magici caraibici. Ma prima di tutto presentavano un conto piuttosto salato: dagli 8 ai 12mila euro per il viaggio, da rimborsare comunque prostituendosi. Un debito che non veniva mai saldato perché altri richieste si aggiungevano giorno dopo giorno, come il vitto e l’alloggio da pagare. Cinque persone, 3 brasiliani e 2 italiani sono stati alla fine identificati dalla squadra mobile diretta da Vittorio Rizzi, che ha potuto liberare una dozzina di giovani schiavi.
L’operazione era partita l’anno scorso grazie all’intuito di Alessandra Simone, dirigente del servizio «fasce deboli», che sospettava il coinvolgimento di minori. Piccoli schiavi del sesso da mandare sui viali di Milano, Monza, Giussano e Bagnolo Cremasco. Le indagini hanno poi accertato che i viados erano molto giovani, massimo 22 anni, ma nessuno minore. L’inchiesta è poi proseguita portando alla luce una piccola ma efficiente organizzazione che reclutava viados in Brasile. In qualche occasione consci di quel che li aspettava, in altre circostanze allettati da un lavoro in Italia.
Arrivati a Milano dovevano rimborsare l’organizzazione per il viaggio, ma anche per il vitto, l’alloggio, il trasporto sul «posto di lavoro» e persino l’affitto del tratto di strada occupato. Una cifra che si aggirava intorno ai 100/150 euro al giorno. E per chi si ribellava c’era la minaccia dei riti vudù, che avrebbe provocato gravi ritorsioni alle stesse vittime e ai loro famigliari in Sudamerica. La polizia ha scoperto tutto l’armamentario di bamboline e attrezzi magici vari che avrebbero dovuto servire anche per «accecare» gli investigatori e impedire loro di «vedere» il losco traffico.