Viaggi di lusso con i soldi dei pensionati

Emergono i primi dettagli dell’inchiesta condotta dalla Procura di
Pescara sulla presunta frode con i fondi della formazione professionale. Il sindacato regionale dell’Abruzzo nella bufera dopo le indagini della magistratura sull’Ial-Cisl. <strong><a href="/a.pic1?ID=273094">Truffati anche i ragazzi disabili</a></strong>

Pescara - Con i soldi della formazione al lavoro, il sindacato abruzzese avrebbe truffato disabili, disoccupati, extracomunitari. Avrebbe fatto altrettanto con i docenti, i suoi dipendenti, e gli studenti. E si sarebbe ripetuto imbrogliando la Ue ed anche la Regione guidata da un sindacalista storico, come Ottaviano Del Turco. E lo avrebbe fatto scientificamente, secondo la Procura di Pescara, dal 2000 al 2006. Truccando i conti, falsificando le fatture, camuffando i bilanci. Tutto per coprire il business scaturito dalla malagestione degli oltre 300 corsi di formazione professionale avviati e poi abortiti sul nascere, oppure portati a compimento senza mai provvedere al saldo delle prestazione degli insegnanti e al rimborso per gli allievi.

Stando a quel che emerge dalle oltre 400mila carte sequestrate nelle sedi locali dell’ente di formazione professionale - carte depositate dalla Guardia di finanza in una stanza grande così della Procura di Pescara guidata dal Nicola Trifuoggi (le indagini sono affidate al pm Antonio Papalia) - il buco dell’ente della Cisl abruzzese supererebbe i 35 milioni di euro. Una voragine spaventosa, in via di continua ridefinizione a causa del perverso meccanismo di occultamento della contabilità che ha portato alla «bancarotta» dello Ial-Cisl di Abruzzo e Molise, oggi commissariato. La truffa dei corsi-fantasma - secondo gli inquirenti - è andata avanti per anni sia con i tagli alle spettanze per professori e corsisti, sia con la mancata erogazione di ingenti somme all’Inps, all’Inail, a fornitori vari e istituti di credito, all’Agenzia delle entrate. Le ipotesi investigative che supportano la caccia al tesoro svariano dalla distrazione dei fondi per interessi personali (acquisto di mobili e cucine, auto Bmw e Mercedes, viaggi-vacanze all’estero, pernottamenti in alberghi a cinque stelle) all’utilizzo degli stessi per pagare campagne elettorali (locali e nazionali) associazioni sportive (il Palermo calcio all’epoca dell’ex segretario Cisl, Sergio D’Antoni), viaggi in treno o pullman dei sindacalisti in occasione delle grandi manifestazioni della triade confederale. Gli ultimissimi accertamenti sono finalizzati a focalizzare le singole responsabilità e l’intera catena di comando per la gestione dei flussi finanziari. L’elenco di chi sapeva e/o non poteva non sapere, è pronto. Così come sono a disposizione i riscontri sull’organigramma completo dei sindacalisti che hanno avuto a che fare con l’approvazione dei bilanci, sull’operato dei revisori dei conti, sul link fra lo Ial Abruzzo-Molise e la struttura nazionale Ial-Cisl che solo dopo le prime indiscrezioni stampa si è fatta avanti presentando un esposto in Procura. Dalla sede romana, infatti, hanno prima denunciato un ammanco di cassa pari a una decina di milioni di euro, poi hanno parlato di «assenza di una gestione contabile corretta», quindi hanno dovuto confermare l’esito negativo dell’ispezione interna disposta per capire dov’era finito il tesoretto. Sott’osservazione la gestione economica degli amministratori delegati Bruno Colombini e Francesco Gizzi, e quella «politica» dell’ex segretario della Cisl abruzzese, Gianni Tiburzi (oggi numero due del patronato Cisl-Inas).

Ma c’è di più. Dalle verifiche dei finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Pescara effettuate nella sede di via Aterno, è emersa l’esistenza di numerosi conti correnti bancari, alcuni ufficiali, altri meno, che in queste ore vengono comparati con i conti correnti di persone fisiche sospettate d’aver recitato un ruolo nell’affaire dei corsi di formazione che dovevano favorire l’accesso al mondo occupazionale e che ha invece portato a un crac finanziario imbarazzante per un sindacato. Uno scandalo che fa impallidire il precedente, denominato Trafor, sempre in Abruzzo e sempre sui corsi di formazione. Era il 1993, e sott’inchiesta finirono alcuni sindacalisti d’area. Una coincidenza, ovviamente.