Una viaggiatrice sull’orlo di una crisi di serenità

Cominciamo dalla copertina, l'approccio più istintivo a un libro. Ritrae un cane, anzi un'ombra di cane. Sembra randagio, sembra pensoso e surreale. E osserva il suo stesso riflesso nero come la notte che ritorna dalla terra a specchio sulla quale cammina. «È il mio vecchio cane Ugo - spiega l'autrice Silvia Palombi - che morì avvelenato e che qui è inquadrato mentre scorrazza su un lago dell'Engadina. L'acqua era ghiacciata, e lui, con il suo muso basso, sembra seguire uno dei principi cardine del buddismo, quello di guardare sotto la superficie delle cose». Si tratta del secondo libro di questa autrice di origini romane, ma milanese d'adozione, che da anni si occupa di pubbliche relazioni per Charta, raffinata casa editrice d'arte con sede in via della Moscova 27. Il suo romanzo si intitola Buon viaggio (Charta, pagg. 194, euro 14) sarà presentato domani alle 18.30 al terzo piano della nuova libreria ElectaKoenig di piazza del Duomo 1 (tel. 02-21563441).
«È un racconto rotondo - ci dice Silvia Palombi da sotto il cespuglio dei suoi capelli rossi - la protagonista, Ginevra Soatti, torna volentieri al punto di partenza dopo un lungo viaggio per cominciarne un altro, quello verso la serenità. Torna a casa, dopo essere stata in India, a Cuba, in Messico, negli Stati Uniti, dopo aver ascoltato con pazienza il mondo e aver cercato anche di cambiarne qualche piccolo brandello, compiendo un faticoso percorso fuori e dentro se stessa. Alla fine comprende cosa le piace e cosa no, realizza perfino che, sì, viaggiare apre la mente e il cuore al prossimo, ma si può farlo anche senza partire». Parla di un ritrovarsi che è fatto di spiritualità e di cose pratiche, parla del suo buddismo, di un percorso che durerà tutta la vita. «Il testo è in gran parte autobiografico - rivela l'autrice - quello che scrivo dei soggiorni esteri è tutto vero, è la mia esperienza personale». «Certo - prosegue - io non sono mai riuscita a fare la turista per così tanti mesi, mi piacerebbe. Ma esperienze, sensazioni e personaggi sono reali». È un muoversi lento, il suo. Dice che non sa visitare il mondo velocemente come i turisti da mordi e fuggi, piuttosto resta a casa. E quanto tempo ha impiegato per scrivere questo romanzo? «Un paio d'anni. Sono lenta anche in questa pratica. Scrivo di notte, poi mi sveglio, ci ripenso all'alba, cancello e ricomincio con mille incertezze. Mi viene in mente una frase che ho letto di recente del nobel turco Oran Pamuk: dice che “Scrivere un libro è come scavare un pozzo con un ago”. Ecco, questo è ciò che ho fatto anche io». La protagonista del libro? «È una donna solare e piena di belle cose che parte con pochi bagagli per un semestre sabbatico e per scrollarsi di dosso una vita che non le piace. Lungo la strada ci parla dei suoi sei uomini, delle abitudini, di politica, della paura di invecchiare. Una persona capace di imparare da chiunque».