Il viaggio alle radici di Brunello

Certo è più gratificante ascoltare Mario Brunello, violoncellista principe, nei Concerti di Haydn o nelle Suites bachiane. Tuttavia sarebbe sbagliato negare un plauso a questo Odusia, viaggio tra radici popolari, mediterranee e non, con un prezioso intervento canoro di Moni Ovadia, una prolissa suite di Giovanni Sollima, alcune buone improvvisazioni su spunti folklorici e qualche avaro ritorno all’ovile colto (De Falla, Ana Sokolovic).
Risultato: un patchwork non viziato da ibridazioni ruffiane o da mielate banalità alla Giovanni Allevi, per intenderci, come spesso accade di questi empi in imprese siffatte. Del resto la cavata ariosa, il suono luminoso, il gusto coloristico di Brunello, affiancato dall’Orchestra d’archi italiana, primeggiano comunque.