Viaggio alle radici dell’America selvaggia

Astenersi manieristi, letterati corretti e collezionisti di maioliche. William Trevor Vollmann, uno dei più controversi scrittori americani, è in avvicinamento al Salone del Libro di Torino dove giovedì presenterà Venga il tuo regno, secondo titolo (di cui anticipiamo uno stralcio) d’imminente pubblicazione da Alet (pagine 864, euro 22), che appartiene a I sette sogni, colossale opera nella quale trasforma la storia americana in un’epopea di violenza e prevaricazione. Eccentrico, apocalittico, «nichilista costruttivo» come si è autodefinito, Vollmann si confessa incapace di «dividere bene e male» nell’organismo della sua America. «Da una parte ho goduto dei benefici che mi provenivano dalla crudele rapacità dei miei antenati nei confronti dei nativi», disse in occasione dell’uscita di La camicia di ghiaccio, volume d’esordio della saga. «Ma anch’io sono un nativo americano, un californiano: perciò nei sentimenti che nutro nei confronti del mio Paese c’è molta ambiguità. E non potrebbe non essercene». I sette sogni prende le mosse dalla prima scoperta delle Americhe ad opera dei vichinghi norvegesi e islandesi che arrivarono in Groenlandia prima dell’anno Mille, imbattendosi nel popolo degli «skraeling» (selvaggi disgraziati). In Venga il tuo regno siamo nel 1600 e sono i francesi a inoltrarsi nelle terre del Canada, attratti da racconti di pietre preziose e di indigene disponibili. Ma l’incontro con le popolazioni irochesi sarà tutt’altro che facile. Vollmann rielabora dati e fatti storici raccolti da ricerche, viaggi, colloqui con studiosi e gente comune elevandoli con una narrazione epica e immaginifica fino a trasformarli in miti e leggende. Ma per farlo s’immerge nella materia che dovrà narrare, anche camminando fino a 700 chilometri dal Circolo polare artico per comprendere le migrazioni eschimesi. Un’impresa da niente per chi ha rischiato la vita iniettandosi di eroina per capirla o si è arruolato tra i mujaiddin per poter scrivere dell’Islam e della guerra in Afghanistan.
In Italia Mondadori ha pubblicato Come un’onda che sale e che scende, sintesi di un’indagine di 4.500 pagine su violenza e misure d’emergenza, e Europe central, un altro migliaio di pagine sulla guerra tra Germania e Russia con testimonianze del compositore Dmitrij Sostakovic, della pittrice Käthe Kollwitz, della poetessa Anna Achmatova. Le pubblicazioni più estreme, come Afghanistan picture show, raccolta di reportage rielaborati in chiave fiction, motivo per cui viene assimilato a Roberto Saviano, sono invece opera di Alet.