In viaggio con Cammariere

Simone Mercurio

Un tocco pianistico alla Keith Jarrett, una vena cantautorale degna della migliore scuola di songwriter e una non comune sensibilità interpretativa, sono le doti artistiche di Sergio Cammariere lunedì in concerto al Sistina con il suo «Sul Sentiero Tour 2006». Nato a Crotone 44 anni fa, Cammariere è arrivato alla ribalta da qualche anno, a un’età in cui i cantautori cominciano già a tirare le somme della carriera. Dopo la popolarità raggiunta lo scorso anno grazie a Sanremo con il brano Tutto quello che un uomo, Sergio Cammariere ha riempito i teatri di tutt’Italia facendo riscoprire a molti una passione per quel jazz orchestrale venato di melodia in bilico tra gli anni Cinquanta e Paolo Conte.
Sul sentiero, il suo ultimo album. Per Cammariere infatti la musica è un viaggio, un cammino fatto di emozioni che dal cuore e dalla mente si trasmettono alle dita disegnando paesaggi sonori attraverso il pianoforte, con il quale riesce ad affascinare anche chi di jazz ne sa poco.
Sul sentiero è un lavoro raffinato, e già il singolo Libero nell’aria sfodera tutta quella carica accattivante che il soft-jazz accompagnato da fiati e archi sa trasmettere con le sue vibrazioni positive. La maturità artistica raggiunta molto prima del successo discografico ha posto e pone Cammariere in una sorta di limbo dei cantautori. Questo secondo disco della sua carriera, dopo lo splendido Dalla Pace del Mare Lontano presenta un Cammariere che non ha deluso le aspettative, con un cofanetto ricco di musica ben suonata. Con le sue canzoni dal sapore un po’ retrò le sonorità del cantautore calabrese sembrano già un classico, quasi fuori dal tempo. Così un brano attualissimo come Libero nell’aria, in realtà un lucido excursus sull’organizzazione di un probabile attentato terroristico, sembra riportare il lato più sognante e meno senziente della mente, a una storia di gangster di inizio novecento. Un esempio di come la musica e i fenomeni sociali, in qualche modo, tendano sempre a ripetersi nelle stesse forme. «È la continuazione di un viaggio interiore - ha spiegato Cammariere - che nasce da La pace di un mare lontano e prosegue su strade sconosciute a cercare orizzonti inaspettati e differenti prospettive da cui guardare il mondo come una sempre nuova, esperienza personale. Questo è il senso del viaggiare nella musica, mio e degli amici che hanno scelto di seguire con me questa strada. Quel sentiero che si apre, passo dopo passo, con il gusto antico e imprevedibile dell’andare».
Sul palco con Sergio Cammariere ci saranno un quartetto e un ensemble dell’orchestra filarmonica Roma Sinfonietta diretta dal maestro Paolo Silvestrini.