Viaggio a Castelletto dove la bellezza va a braccetto col degrado

I posteggi e la viabilità. Sono questi i principali problemi emersi dal nostro viaggio nel quartiere di Castelletto. Due questioni dibattute per mesi alle spalle, è il caso di dire dal punto di vista toponomastico, di Palazzo Tursi che ha dovuto confrontarsi coi cittadini del quartiere per la questione dei parcheggi di corso Firenze e della linea 36. Quasi un campo di battaglia impari con l'edificio del Comune posto proprio sotto Spianata Montaldo dove per secoli ha dominato il «Castelletto» demolito nel 1848 per realizzare al suo posto sei caseggiati e il belvedere che si affaccia sulla città. Una posizione di privilegio. Confermata dal fatto che dopo ripetute assemblee pubbliche di quartiere (nonché incontri coi vertici dell'Amt e del Comune) la linea 36 ha ripreso l'antico percorso verso piazza Manin, mentre sui famosi parcheggi non è ancora stata detta l'ultima parola.
D'altra parte che i parcheggi siano ai primi posti dei pensieri dei residenti è evidente dagli auto silo in costruzione un po' ovunque, come in via Caffaro, corso Dogali, via Cabella, villa Gruber. Ciononostante Castelletto rimane «un quartiere dove si vive bene», raccontano tre signore proprio sopra la scalinata di via Palestro che, ha ufficializzato di recente l'assessore Milena Pizzolo del Municipio Centro Est, verrà completamente ristrutturata e ridipinta a partire dall'inizio del 2009.
Al primo posto delle qualità del quartiere sembra esserci l'ambiente. Un'attenzione testimoniata dalla funicolare Sant'Anna considerata uno dei primi mezzi ecologici della storia che in origine si muoveva secondo un meccanismo idraulico di pesi e contrappesi. Ambiente vuol dire anche spazi aperti, come i poggi delle le sette Chiese che vanno da San Francesco da Paola a San Bartolomeo degli Armeni e collegate dalle primo vero tracciato stradale, prima dell'urbanizzazione ottocentesca. Un'urbanizzazione che ha coinvolto architetti famosi come Gino Coppedé, progettista dei castelli Bruzzo e Mackenzie. Un po’ alla volta, su per le antiche stradine di ciottoli che portavano ai campi coltivati (come salita San Rocchino conosciuta come creuza dei formaggiai) nascono nuovi agglomerati. «Per tutta Circonvallazione le case, ordinatamente allineate, dovevano sorgere solo sul lato a monte», racconta, in un volume pubblicato alcuni anni fa dalla Circoscrizione, l'architetto Ugo Borghi. Un modello prestabilito, spiega Borghi, in cui «i filari continui di alberi, i giardini pubblici, le piazze e i belvedere completano la strada nella sua fisionomia di strada di quartiere aperta sul panorama della città e del mare».
Oggi quelle antiche strade sono un po' più rovinate e sporche, mentre i marciapiedi a tratti sembrano un percorso a ostacoli, raccontano i soliti mugugni di quartiere. D'altra parte «Castelletto vive gli stessi problemi del resto della città, come la pulizia, la gestione delle strade e dei parchi», spiega Valter Mereta, presidente del Gruppo Città di Genova. Un'associazione nata allo scopo di recuperare antichi costumi e tradizioni della Superba e che ha adottato il parco di villa Gruber. Dalla cura dell'erba alla potatura degli alberi, fino al completo rifacimento dell'acciottolato: i volontari del Gruppo Città di Genova sono sempre all'opera perché, spiega Mereta, «in fondo Castelletto, con gli ascensori, le funicolari, i castelli, i parchi e i poggi sulla città è un posto un po’ speciale dove si vive bene. E noi cerchiamo di mantenerlo così».