Viaggio a Castelletto: con l’anno nuovo il vecchio degrado

«Genova tutto tetto. Macerie. Castelletto». A pochi giorni dal centenario della nascita di Giorgio Caproni, non ci sono parole più adatte di quelle della Litanìa del grande poeta per descrivere il degrado in cui versa il (ex?) quartiere nobile genovese. Castelletto è infatti uno dei «salotti buoni» della città, a ridosso del Centro Storico, inerpicato lungo la circonvallazione a monte e ricco di punti panoramici, parchi, ville e castelli, dai Mackenzie e Bruzzo di Coppedè fino al neoromanico De Albertis. Eppure, nonostante tutte queste bellezze, la cartolina attuale del quartiere fotografa una realtà ben diversa. Per avere la controprova basta recarsi in piazza Goffredo Villa, a ridosso di Spianata Castelletto e alla confluenza tra corso Firenze, corso Carbonara e corso Paganini. Durante l'alluvione dello scorso 4 novembre, infatti, uno dei centenari cedri che inverdiscono la zona è crollato in prossimità della scalinata di accesso a salita Superiore San Gerolamo, staccando la ringhiera e finendo sul chiosco di fiori della piazza. A più di due mesi di distanza lo scenario non è cambiato di molto: mezzo tronco (l'altra metà perlomeno è stata rimossa) di cedro è infatti ancora posto orizzontalmente tra le aiuole e la scalinata, l'accesso alla stessa scalinata è stato sbarrato dagli ormai «classici» cavalletti biancorossi dell’Aster e la ringhiera non è ancora stata ripristinata. Come se non bastasse tutt’intorno a questo nuovo recinto non mancano rifiuti di vario tipo, in una specie di raccolta differenziata a cielo aperto dov’è possibile trovare vetro, carta e plastica. La situazione non migliora dall'altro lato della piazza, là dove sono soliti fermarsi i pullman turistici vi è infatti una pavimentazione da scenario post-sismico. Da piazza Villa per raggiungere l’impagabile panorama del Belvedere Montaldo vi sono ancora due ostacoli in via Crosa di Vergagni (di fronte al bar Guarino): le piastrelle divelte e un insolito pino cascante che, dalle radici poste sul marciapiede adagiandosi verso il muretto alla sua sinistra, crea una specie di arco naturale con il tronco alto non più di 1,60 metri da terra. E giunti al Belvedere? Parafrasando sempre la Litanìa di Caproni prima si ammira la «Genova ch'è tutto dire, sospiro da non finire» e poi la «Genova tutto cantiere. Bisagno. Belvedere». Se con le parole risulta impossibile descrivere il fascino della prima, per la seconda è molto più facile. L'ascensore di Castelletto (proprio quello che lo stesso Caproni scelse per andare in Paradiso nella sua poesia L'ascensore) è infatti da qualche mese sottoposto a lavori di ristrutturazione che hanno migliorato e ammodernato il servizio rendendolo finalmente anche fruibile a disabili e non vedenti. Nota dolente, però, sono le impalcature e le reti metalliche che avvolgono il chiosco in stile Liberty: nonostante sul cartello del cantiere sia stata indicata la data dell’11/12/2011 per il termine dei lavori, a più di un mese di distanza nulla lascia presagire un’imminente fine dell’opera di restauro.
Ma se nel quadrilatero che va da Spianata Castelletto a piazza Villa (il gioiellino del quartiere) la situazione è così sgradevole, come potrà essere nelle zone limitrofe? La domanda è al quanto retorica. Scendendo da corsa Carbonara si incontrano il maxi-cantiere per il nodo ferroviario (un disagio necessario ma forte che durerà almeno altri 8 mesi) e i paradossi dell'area intorno all'Albergo dei Poveri dove recentemente sono state tracciate nuove linee blu in piena curva e dove all'altezza dell'incrocio con via Brignole De Ferrari, si è creato un nuovo senso unico provvisorio (con i new jersey biancorossi di Aster) che la mancanza di lavori sul luogo stanno rendendo sempre più permanente. Volendo proseguire il tour degli orrori da Castelletto verso le alture di Oregina si arriva al «capolavoro» di via Balestrazzi: qui dall'alluvione del 4 ottobre 2010 (quella che colpì principalmente Sestri Ponente) vi è un tratto di strada a senso unico, dovuto al crollo di parte della stessa. Sistemarla sarebbe stato démodé così la soluzione studiata è stata una serie di sei new jersey in cemento e la tracciatura di nuove linee della carreggiata e dei parcheggi, adattati ad un senso unico definitivo. «Genova d'Oregina, lamiera, vento, brina» e - con il massimo rispetto per il poeta - anche un po' meschina.