In viaggio coi frontalieri dei farmaci Così si risparmia sul caro-medicine

Nino Materi

nostro inviato a Nizza

L’appuntamento è al terminal dei pullman della stazione Garibaldi a Milano. Tutto intorno è un gran via vai di «corriere» dirette soprattutto in Piemonte, Emilia Romagna e Liguria. Ma ecco che, da dietro alla banchina di attesa, spunta la station wagon di Sandro, 47 anni, milanese, professione assicuratore.
Lo abbiamo conosciuto inserendo il nostro nome in un «gruppo di acquisto» che periodicamente stila una particolare «lista della spesa», con la differenza che nel portabagagli dell’auto di Sandro non finiscono prodotti alimentari, bensì prodotti farmaceutici.
Insomma, Sandro è uno dei tanti «frontalieri» delle medicine che, con cadenza quindicinale o mensile, partono dalle principali città del Nord (in testa Milano, Torino e Genova) andando a rifornirsi di pillole, fiale e sciroppi nelle più convenienti farmacie francesi. Nulla di illegale, per carità; anche se il sospetto che in questo shopping ci sia qualcosa di «strano» rimane una sensazione difficile da cancellare.
Ma probabilmente non è questo il caso di Sandro che infatti, alla nostra richiesta di accompagnarlo Oltralpe per il solito «rifornimento», non ha nulla da eccepire.
Tra andata e ritorno ci attende un lungo viaggio. Destinazione: Nizza. Ore di autostrada durante le quali lo «spallone» ci spiega per filo e per segno i segreti di un mercato parallelo nato per combattere il caro-medicine che affligge il nostro Paese; sul cruscotto un dettagliato elenco delle confezioni che dovrà acquistare da un suo amico farmacista in Costa Azzurra.
Alcuni nomi scritti sulla lista sono conosciuti da tutti (Tavor, Tachipirina, Aspirina), altri risultano decisamente più oscuri (Zoladex, Topamax, Selectin, Xanax) «per queste e molte altre medicine - spiega Sandro - la “trasferta” a Nizza comporta un risparmio che può oscillare da un minimo dell’8 per cento a un massimo dell’80 per cento».
Dinanzi alla nostra sorpresa, Sandro snocciola le cifre: «Il Tavor, ad esempio, è venduto in Italia a 6,30 euro e in Francia a 1,83, cambia solo il nome, qui si chiama Temesta. Grosso risparmio pure per un altro psicofarmaco, lo Xanax, che da noi costa 6,61 e in Francia 3,70. Ma i casi analoghi sono tantissimi: dai grandi omeopatici (5 euro contro 1 euro) alla Tachipirina (4 euro contro l’1,95 dell’equivalente Doliprane francese)».
Ma vale la pena arrivare fin qui per risparmiare sulle aspirine? «Be’, non vado certo a Nizza per comprare solo una scatola di aspirina che qui è venduta nella confezione da 50 a 5,19 euro contro la confezione (da 20) italiana per la quale si spendono 3,95 euro. Solitamente si parte quando le “ordinazioni” arrivano almeno a quota 1000, contemplando anche farmaci costosi come l’antitumorale Zoladex (in Italia 623 euro contro i 171 in Francia) o l’antiepilettico Topamax (in Italia a 123 euro a Nizza a 71)».
«Va poi considerato che oltre confine - aggiunge Sandro - per grossi quantitativi di farmaci il prezzo scende ulteriormente, diventando ancora più concorrenziale rispetto alle nostre farmacie».
Scusi Sandro, ma lei tutto questo fastidio se lo prende gratis?
«Fino all’anno scorso facevo il volontario per un’associazione che si occupava di raccogliere le ordinazioni tra anziani e malati gravi e poi - una volta acquistate le medicine - le redistribuiva a prezzi calmierati. Poi ho notato che anche questi prezzi cominciavano a lievitare senza una giustificazione apparente, e così ho deciso di mettermi in proprio».
Senza guadagnarci nulla?
«Ho un fratello che è malato di cancro, non potrei mai speculare su un simile commercio». Siamo intanto arrivati alla periferia di Nizza: il farmacista avvisato in precedenza da una telefonata, ci attende sulla porta con già gli scatoloni pronti. Alcuni di questi sono pieni anche di pannolini e latte in polvere: «Sono richiestissimi e il risparmio sfiora il 50 per cento», precisa Sandro. In pochi minuti carichiamo tutto, paghiamo e - dopo un caffè al bar - iniziamo il viaggio di ritorno.
La domanda chiave - rinviata fino a questo momento - non è più procrastinabile: «Ma perché nel nostro Paese le medicine arrivano a costare più del doppio che altrove?».
«Il discorso è semplice: le aziende farmaceutiche tengono in pugno medici e farmacisti e possono contare su forti appoggi politici. Gli scandali che a volte scoppiano sono solo la punta dell’iceberg, quella che rimane sommersa e impunita è molto maggiore. Un meccanismo perverso che causa al cittadino costi enormi, con buona pace del Servizio sanitario nazionale».
A pensarla allo stesso modo sono pure le associazioni dei consumatori che, recentemente, hanno sottoscritto un documento in cui si denuncia la «mostruosità di un business che, grazie alla mancanza di concorrenza, consente in Italia di aumentare il prezzo delle medicine come se si trattasse di un prodotto voluttuario, dimenticando che in questo modo si specula sul dramma di chi soffre».
E allora? E allora non resta che «il turismo farmaceutico», lì dove però il termine «turismo» suona - per chi sta male - come una terribile beffa.