Il «viaggio filosofico» alla scoperta di Bach

Angela Hewitt alla Iuc (Aula Magna della Sapienza alle 20.30), Pollini a Santa Cecilia (Sala Sinopoli ore 21), rispettivamente per Bach e Stockhausen, la cui importanza nella storia della musica è legata all’apertura di nuovi orizzonti strumentali e musicali. Per quanto azzardato possa sembrare il parallelo, Bach dischiude con la monumentale raccolta del Clavicembalo ben temperato in due libri (la Hewitt esegue per intero il Secondo; e, come appendice, la Suite francese n.5), il nuovo universo musicale segnato dal cosiddetto «temperamento», e consegna all’umanità la più poetica raccolta di esercizi di studio e composizione per tastiera; e Stockhausen, dal canto suo, ancora a una tastiera, affida le sue più importanti scoperte in fatto di suono e composizione, attraverso la lunga serie dei Klavierstucke, dalla quale Pollini per il suo recital sceglie il Settimo e l’Ottavo, risalenti alla metà degli anni Cinquanta. Per la Hewitt, che negli anni si è guadagnata il riconoscimento di «maggior interprete bachiana del nostro tempo», Bach può rappresentare «un viaggio filosofico, così come un viaggio spirituale. I preludi e le fughe sono senza dubbio il miglior esempio di musica astratta che tuttavia risulta incredibilmente bella». E Pollini, a proposito di Stockhausen: «i suoi Klavierstucke sono dei capolavori: fanno parte delle più importanti composizioni pianistiche della nostra epoca». Alla doverosa commemorazione di Stockhausen partecipano anche i componenti del prestigioso Klangforum Wien, diretti da Peter Eotvos, per l’esecuzione di tre altri brani cameristici, ancora degli anni Cinquanta (Kreuzspiel, Zeitmasse e Kontra-Punkte per 10 strumenti) nei quali Stockhausen attua il serialismo integrale, rompendo ogni raccordo con la tradizione: proponendo il suono, per la prima volta, nella sua pura fisicità. Nella seconda parte i Tre pezzi dell’op.11 di Schoenberg, per pianoforte e , sempre per pianoforte, Kreisleriana di Schumann.