Un viaggio già visto verso la forca

Non convince il remake di «Quel treno per Yuma» con Crowe e il finale cambiato

Guardate le prossime uscite nei cinema o alla Festa di Roma. In gran parte sono dei séguiti: di Die Hard, di Bourne, o dei cloni de Le deuxième souffle e di Quel treno per Yuma. James Mangold ha diretto quest'ultimo, da oggi nelle sale, dimostrando particolare pertinacia: già il suo verboso Cop Land era il rifacimento - in tempi odierni - del classico del 1957, con Glenn Ford e Van Heflin. La storia del bandito, affascinato dal contadino (e viceversa), scritta da Elmore Leonard, è nuovamente lo spunto per riflettere su ciò che si vorrebbe essere e sull'attrazione degli opposti. Daves aveva dalla sua Glenn Ford e Van Heflin, che già aveva girato un film simile, Il cavaliere della valle solitaria di George Stevens; Mangold ha Russell Crowe e Christian Bale, che sono attori bravi, ma incapaci di far dimenticare - come riusciva Glenn Ford col suo understatement - che stanno recitando.
Certo, Mangold innova parecchio il soggetto rispetto a Daves, ma ancor meno di lui dà ritmo alla vicenda, che non è delle più verosimili. Infatti un ravvedimento come quello del film (e dell'archetipo) si giustificherebbe solo se il cattivo si fosse innamorato del buono. Ma, dagli antefatti, sappiamo che il cattivo ama una donna. Dunque perché accetta di salire su quel treno per Yuma, che è poi il treno per la forca? Vano ravvedersi solo per farsi impiccare... Forse spera d'evadere ancora? Mangold ha capito meglio di Daves l'incongruenza e ha ritoccato il finale, senza davvero convincere. Rispetto al film originale, al nuovo mancano il bianco e nero e il motivo conduttore: la voce di Frankie Laine era invadente, ma anche suggestiva.

QUEL TRENO PER YUMA di James Mangold (Usa, 2007) con Russell Crowe, Christian Bale. 115 minuti