Viaggio tra i pesci stranieri del Mediterraneo

Enza Cusmai

da Milano

La vita media di un topo è di tre anni, quella di una formica trenta. Un albatro vagabondo (quattro metri di apertura alare) può raggiungere invece la veneranda età di sessant’anni così come la maestosa aquila. Decisamente più longeve sono le spugne, il tipo più semplice di animale pluricellulare vivente. La loro vita media oltrepassa cent’anni.
I ritmi di mammiferi, uccelli, insetti, pesci, affascinano e incuriosiscono. Come la figura quasi mitologica del cavalluccio marino. Pochi sanno che la femmina depone le uova in una tasca nel ventre del maschio che se ne prende cura e le porta con sé fino alla schiusa. Invece il Canovaccio, una specie di avvoltoio, è uno dei pochi animali che usano un attrezzo. Afferra una pietra con il becco e la fa cadere dall’alto sulle uova di struzzo per romperne il guscio e divorarne il contenuto.
Nel secondo volume dell’Altante sugli animali in edicola domani con il Giornale (il primo è stato pubblicato martedì scorso e si può richiedere in edicola) si possono scoprire moltissimi dettagli su vertebrati e invertebrati, compresi crostacei e molluschi. Le preziose informazioni che interessano tutta la famiglia sono accompagnate da bellissime illustrazioni: colorate e realiste catturano l’attenzione anche dei più piccoli che possono utilizzare il libro come un piacevole strumento di studio e lettura.
E proprio ai bambini è dedicata la copertina dell’Atlante. Raffigura un pesce pagliaccio, piccolo e bellissimo nella sua divisa arancio e bianca. Ricorda il piccolo Nemo del famoso cartone animato, catturato dai sub lungo la barriera corallina e rinchiuso in un acquario assieme ad altri pesci tropicali. La fine di questi piccoli esseri viventi non è così scontata. Non moriranno di noia dentro la vasca del dentista di Sidney ma riusciranno a fuggire dallo scarico della fognatura per ritornare in mare. Una favola che non sembra troppo lontana dalla realtà. Molte specie tropicali si sono trasferite e hanno trovato un habitat naturale anche nel bacino del Mediterraneo proprio grazie alle fognature. «I rilasci nelle fogne degli acquari hanno consentito a diverse specie di pesci di nidificare felicemente nel Mediterraneo» spiega la professoressa Fiorenza de Bernardi, responsabile dell’istituto di biologia nell’università di Milano.
Alcuni esempi? Il pesce istrice, il pesce balestra o anche il pesce palla: il grande mangiatore di coralli viene avvistato ormai anche in Liguria.
Ma i pesci si spostano non solo per colpa degli acquariofili. Vengono scaricati nel Mediterraneo assieme alle acque di cisterna delle tante navi mercantili che ormai si spostano da una parte all’altra del pianeta con una velocità impressionante. Così, una statistica ha contato ben 50 specie di pesci tropicali che si sono insediati nei nostri mari e si moltiplicano grazie anche all’innalzamento della temperatura delle acque. Sulle coste della Spagna ora si pesca la sogliola del Senegal, o il pagello africano. In Sicilia invece, nella riserva di Ustica, si può osservare una vera e propria colonia di barracuda. Questi pesci si sono così ben insediati che se ne contano diverse centinaia e raggiungono la lunghezza di due metri. Chi invece non vuol sentir parlare di trasferimenti forzosi o adeguamenti ambientali sono gli insetti e i ragni dei ghiacciai. Proprio così. Anche sulle nevi sono state avvistate delle creature a sei e a otto zampe: inseguono disperatamente il freddo che arretra sempre più a causa del surriscaldamento della Terra.
La scoperta è di un naturalista italiano, Mauro Gobbi, il primo in Europa ad aver studiato insetti ad alte quote. Da giugno a settembre, quando la temperatura è sopportabile, Mauro si insedia sulle vette dei monti della Valtellina e segue questo esercito quasi invisibile. E ha scoperto che durante il disgelo insetti e ragni salgono di quota e si installano sul ghiaccio. Ma non muoiono di freddo? «No, assolutamente, il loro corpo contiene una sorta di antigelo, come quello che si mette nelle automobili in inverno» spiega lo studioso. Che aggiunge: «Se viene appoggiato su un sasso caldo questo insetto rimane stordito e così pure il ragno». Senza il freddo, dunque, spariranno i ghiacciai assieme ai loro minuscoli abitanti.