Viaggio tra i vicoli sgombri «Sembra la Svizzera»

Popolazione incredula: «Al Cavaliere dovrebbero fare una statua...»

nostro inviato a Napoli

Due divani, un vecchio frigo sfondato, qualche rete arrugginita, mobiletti vari e poi sacchi su sacchi, allineati con cura uno sopra all’altro fino a formare una puzzolente torre di spazzatura alta otto metri e larga tre. Era ’a statua, plastico monumento alla munnezza, per mesi simbolo di San Giorgio a Cremano, periferia orientale. Ogni tanto qualche Pasquino napoletano ci lasciava pure una poesia o un disegno. Ora è sparita, buttata giù dalle ruspe, e la gente del quartiere non si ricorda nemmeno bene dove fosse. Della statua non ci sono più tracce. Niente sacchetti, nemmeno una cartaccia oggi tra via Picenna, corso Roma e l’autostrada per Castellammare. Pochi anche gli odori. Molte le voci, come quella di Ciro Esposito, carrozziere: «’O monumento dovrebbero farlo a Berlusconi. Sembra di stare in Svizzera. Speriamo solo che i rifiuti non li abbiano messi sotto un tappeto».
Una montagnola grigia e compatta, alimentata ogni sera e di giorno molto, molto fotografata. Era a Pozzuoli, a nordovest di Napoli, e chiudeva la vista da via Campana verso il mare. Adesso, puf, è sparita pure lei e Gennaro Viola, benzinaio della Tamoil, è felice: «Finalmente si respira. Ora si vedrà se siamo noi napoletani ad essere sporchi o è la gente che ci governa ad essere incapace. Qui, fino a poco tempo fa, facevano le gare di lancio dei sacchi. Ora che hanno messo i cassonetti nuovi ogni trenta metri, la gente sta persino imparando a fare la raccolta differenziata. Ma durerà? Non vorrei che fusse solo una parata, una sceneggiata».
Pulita sembra pure la zona di Agnano. Da queste parti doveva sorgere un inceneritore, i cittadini hanno organizzato proteste e blocchi, ma poi Guido Bertolaso ha scelto altri siti. «È tornato l’odore familiare, lo zolfo della Solfatara - racconta Marianna Vitello, che ogni giorno precorre questa strada per andare a lavorare in viale Augusto -, non c’è più quella fetenzia che ci ha ammorbato per mesi». E al bar Marilù di via Scarfoglio non si accontentano: «Adesso devono mettere l’illuminazione e rafforzare i controlli di polizia. Così tornerà un posto civile».
Il centro poi è quasi lucido. Si comincia da Fuorigrotta, dove le uniche cose veramente fuori posto sono le auto parcheggiate in mezzo alla carreggiata. Si prosegue per Mergellina, dove al terminal degli aliscafi per Capri i turisti trovavano carne abbondante per i loro safari fotografici. Ora, mentre aspettano a lungo i taxi, le loro macchine digitali sono tornate a collezionare le immagini degli acquafrescai e dei venditori di Panama. Al molo Beverello hanno ripreso ad attraccare le grandi navi da crociera e i ristoranti del Borgo Marinari sono di nuovo affollati. E il salotto buono, il quadrilatero tra Chiaia, Santa Lucia, piazza Dante e il Duomo, è addirittura scintillante. I caffè di piazza dei Martiri hanno ripreso splendore, gli alberghi di via Partenope non sono più deserti e piazza del Plebiscito è tornata la quinta televisiva perfetta per i concerti di Piano Daniele e dell’orchestra del San Carlo diretta da Zubin Metha. «La città può rinascere», commenta il giornalaio di via Santa Lucia. Si vedono comitive di giapponesi e americani. «Napoli è in grado di accogliere turisti e di ricreare economia», dice il presidente degli albergatori Pasquale Gentile.
Miracolo partenopeo? Per Francesco Pionati, Udc, «il governo ha liberato Napoli dai rifiuti solo perché li ha spostati nelle discariche dell’Irpinia e del Salernitano, un’operazione di immagine che durerà solo qualche mese». Ma i primi a riconoscere i passi avanti sono proprio i democratici campani. «L’esecutivo ha varato alcune misure che la rissosità del nostro schieramento e la mancanza di coraggio avevano finora impedito di attuare», dice Enzo Cuomo, Pd, coordinatore dei sindaci della provincia.
«Molto soddisfatto» Guido Bertolaso, che in poche settimane è riuscito a togliere dalle strade 35mila tonnellate, grazie anche alle due discariche riaperte da Gianni De Gennaro, e garantire la normalità fino alla fine dell’anno. «L’emergenza è passata - spiega il sottosegretario - ora la palla è ai comuni». Certo, non c’è solo odore di rose, basta farsi un giro dalle parti dell’Asse mediano, o addentrarsi a Gianturco, Scampia, Poggioreale, Soccavo per trovare cumuli di materassi, bottiglie, wc, taniche di plastica, sacchetti grigi. Sono diecimila in Campania le tonnellate di rifiuti ancora da raccogliere. Alcune donne aspettano Berlusconi sotto la prefettura: «Grazie Silvio, Napoli è pulita». Pochi metri più in là, in piazza Trieste e Trento, altre donne vestite di nero protestano contro l’apertura della discarica di Chiaiano. Nonostante tutto, si preparano altre piccole guerre della munnezza.