Il viaggio in Inghilterra di Joy portò la passione nella vita di C. S. Lewis

In edicola da oggi con «il Giornale» a 5,90 euro il libro di Leonore Fleischer ispirato all’omonimo film

Carlo Faricciotti

Viaggio in Inghilterra, in edicola da oggi a 5,90 euro con il Giornale, è la novelization (la trasformazione di una sceneggiatura cinematografica o televisiva in romanzo vero e proprio) della sceneggiatura scritta da William Nicholson per il film diretto da Richard Attenborough nel 1993 e interpretato da Anthony Hopkins e Debra Winger. In realtà quello firmato da Leonore Fleischer, scrittrice e giornalista americana specializzata in novelization (suoi, tra gli altri, gli adattamenti delle sceneggiature di Betrayed-Tradita, La leggenda del Re Pescatore, Rain Man, The Net-Intrappolata nella Rete etc), è l’ultimo passaggio di un curioso processo letterario e produttivo.
La sceneggiatura di Nicholson, infatti, era tratta da un suo testo teatrale, Shadowlands (anche titolo originale della pellicola) andato in scena nel 1987, che a sua volta derivava da due volumi: dal libro autobiografico di C.S. Lewis Diario di un dolore, pubblicato nel 1961 (in Italia edito da Adelphi) con lo pseudonimo di N.W. Clerk e dalla biografia di Lewis scritta da Brian Sibley e intitolata Through the Shadowlands. Riassumendo, due libri (uno autobiografico e uno biografico) da cui è stato tratto un testo teatrale ridotto per il grande schermo, sceneggiatura da cui è derivato il libro della Fleischer.
Un labirinto letterario basato su fatti realmente accaduti che non sarebbe dispiaciuto al protagonista di Viaggio in Inghilterra, Clive Staples Lewis (nato nel 1898 a Belfast) docente all’Università di Oxford per quasi un trentennio prima di diventare professore di Letteratura Rinascimentale e Medievale a Cambridge, membro, dal 1933, del circolo letterario The Inklinks («i Sommessi») - fondato insieme all’amico e collega J.R.R. Tolkien - come pure autore oltre che di studi fondamentali sull’allegoria nella letteratura medievale di un ciclo fantasy per ragazzi, Le cronache di Narnia, uscito in sette volumi dal 1950 al 1956 (Natale 2005, peraltro, vedrà l’uscita nelle sale del film tratto dal primo libro del ciclo, Il leone, la strega e l’armadio). Inizialmente ateo, nel 1929 Lewis approdò a una profonda fede cristiana, di cui divenne entusiasta apologeta in una serie di libri di successo.
Se questo è l’antefatto, Viaggio in Inghilterra coglie Lewis in un momento particolare della sua esistenza, a metà degli anni Cinquanta del secolo scorso. Jack («non mi è mai piaciuto il nome Clive») Lewis ha passato la cinquantina, è un autorevole accademico oxfordiano, vive in una casa di proprietà con il fratello scapolo Warren, detto Warnie, tiene conferenze alla radio e scrive libri sulla fede cristiana, gode del successo del ciclo di Narnia e riceve moltissime lettere. Una di questa è della poetessa americana Joy Gresham, che inizia con lui un fitto rapporto epistolare. Dialogo che sfocia nel viaggio in terra inglese della Gresham con il figlio adolescente Douglas, gran divoratore dei libri della saga di Narnia.
Per Lewis, l’incontro con la scrittrice americana è uno shock: «La donna possedeva un grande fascino e uno spirito pungente, sapeva parlare con competenza di una vasta gamma di argomenti, facendo sempre ricorso ai libri di lui, che ovviamente ne era lusingato». Da quel primo incontro ne segue un altro e infine l’invito a passare il Natale con i fratelli Lewis.
L’amicizia diventa sempre più stretta, fino all’escamotage ideato dai due per impedire che Joy, cittadina americana, debba lasciare l’Inghilterra: un matrimonio «tecnico», che le consente di ottenere la cittadinanza inglese. Solo quando Joy, colpita dal cancro, è ricoverata in un ospedale londinese, Lewis avverte in pieno quanto lei gli sia diventata cara e decide di sposarla realmente con rito religioso, all’interno dello stesso ospedale.
Parzialmente ristabilita grazie alla radioterapia, Joy fa un breve viaggio con quello che è ora suo marito: un periodo di intensa intimità che trasforma il compassato e algido gentleman in un uomo nuovo, aperto alle vibrazioni e alle emozioni della più schietta umanità e sensibile agli altri e ai grandi problemi della vita. Un interregno felice destinato però a ulteriori vicissitudini.