Viaggio dentro il Male Il piacere della morte

Si direbbe proprio che il male è di moda. Il luciferino Vittorio Sgarbi gli ha dedicato a Stupinigi una mostra che, dato il tema, non poteva essere che un successo. Ma da Sgarbi c’era da aspettarselo. Non m’aspettavo invece che Luigi Offeddu - così tranquillo e assennato quando m’accolse con ospitalità sarda nel suo appartamento di Mosca, dov’era corrispondente del Giornale - finisse anche lui affascinato dalle efferatezze del mondo. Il suo libro s’intitola proprio Storia del male. Crimini e atrocità nel corso dei secoli (Boroli editore). Nella scelta dei «casi» e dei loro protagonisti, Offeddu ha proceduto - e mi pare fosse inevitabile data la sterminata vastità del materiale a disposizione - con un criterio legittimamente arbitrario. Non so se per sua razionale scelta o per carità di patria in questo campionario di orrori figura solo un italiano, anzi un’italiana: Leonarda Cianciulli, la saponificatrice di Correggio. Scartati i feroci Ezzelini e altri esempi nostrani di crudeltà. Questa saponificatrice - che tra il 1939 e il 1940 uccise a freddo tre amiche e ne trasformò i cadaveri in saponette, torte, pasticcini serviti con il tè delle cinque - fu un mostro, ma un mostro «privato». È agghiacciante, nelle pagine di Offeddu, la narrazione dell’esperimento cui la Cianciulli fu sottoposta perché i magistrati ritenevano che avesse avuto un complice, il figlio. E lei, che in quel cuore di belva racchiudeva sentimenti materni, li sfidò: la mettessero alla prova e avrebbe dimostrato di poter dissezionare un corpo umano, sola soletta, nel tempo che secondo le indagini aveva avuto. Le fu consegnato, perché ci si esercitasse, il cadavere d’un povero mendicante trovato morto in strada. E lei in dodici minuti segmentò quei resti, e li trasformò «in nove parti simili a nove tocchi di carne nella vetrina del macellaio» (la Cianciulli trascorse 24 anni in manicomi criminali e morì per un ictus il 15 ottobre 1970). Con altri campioni del male che Offeddu ha privilegiato siamo tuttavia ben fuori dal privato, e ben al di là dei piccoli numeri. Tamerlano lo zoppo, il condottiero turco-mongolo che creò un impero immenso e che costruiva torri fatte d’argilla e degli innumerevoli teschi di nemici trucidati, fu tra i primatisti del male nella versione asiatica. Sei secoli dopo Pol Pot ne avrebbe emulato non le grandezze, ma le nefandezze. Tamerlano e i suoi cortigiani avevano fantasia. Si contarono a migliaia o a centinaia di migliaia le vittime spellate vive, molti furono gli uomini rosolati lentamente allo spiedo. Da quei secoli bui si passa ai nostri buissimi anni, e alla non casuale accoppiata Hitler-Stalin. Entrambi avevano i collaboratori che meritavano. Hitler ebbe ai suoi ordini il medico di Auschwitz, Josef Mengele, che nei suoi esperimenti certi bambini li cuciva per la schiena, senza anestesia. Stalin ebbe V.M. Blokhin che uccise con un colpo alla nuca 6.287 prigionieri in 28 notti, 250 per notte, con l’aiuto di qualche sgherro volonteroso. Biografie ben più terrificanti di quelle d’una Cianciulli o d’un Landru perché non provengono dalla patologia sanguinaria di menti tarate, ma dalla spaventosa banalità del male burocratico e istituzionalizzato. Dopo che ci si è occupati di questi torturatori e sterminatori all’ingrosso - una sera Stalin firmò con Molotov 3.167 condanne capitali, alcune inflitte a donne e bambini di 12 anni, quindi con il compare se ne andò al cinema - è quasi rassicurante imbattersi in un assassino multiplo, ma per le sue personali e aberranti pulsioni, come John Wayne Gacy, alias «pagliaccio Bogo», un clown grassoccio, ridanciano, rotondo, elastico come una palla, che era molto dotato per l’intrattenimento ma aveva il vizio di stuprare e accoppare, dopo averli torturati, i ragazzini che gli si prostituivano, e anche ragazzini normali, con una buona famiglia alle spalle: gli uni e gli altri non avevano capito in tempo. Ma come capire ciò che si nasconde dietro le buffonate di un clown o dietro gli occhialini da travet di Molotov?