viaggio negli atenei

A leggere i giornali, certi giornali, negli atenei italiani siamo ai sacchetti di sabbia davanti alle aule. Piena guerriglia anti Gelmini, insomma. Fioccano le rivendicazioni di occupazioni da parte di movimenti studenteschi a Milano, Pavia, Parma, Firenze, Bari, Torino, Roma. E puntualmente trovano eco. Ma non conferma: basta un giro delle università per scoprire come stanno davvero le cose.
Altro che sommossa generale degli studenti. I movimenti sono in subbuglio, ma le loro manifestazioni sono affollate come uffici pubblici alla domenica. E, soprattutto, non c’è traccia di occupazioni.
Alla Statale di Milano, ad esempio, la protesta ha riguardato una cinquantina di studenti al massimo: «Il nostro ateneo non è stato occupato neanche per un momento da quando è iniziata la protesta - spiega una funzionaria -. Manifestazioni ci sono state, sì, ma in chiave del tutto pacifica. I ragazzi, che fra l’altro venivano quasi tutti da altre università, come Bicocca e Politecnico, hanno semplicemente chiesto di parlare con il rettore per esporre le loro ragioni, cosa che è avvenuta in un clima di dialogo».
Agli studenti è stato anche accordato di intervenire all’assemblea del Senato accademico, la settimana prossima. «Ho appreso dell’occupazione della Statale dai giornali e telegiornale - dice -, e confesso che sono rimasta perplessa. Sono stata in università tutti i giorni questa settimana e non ho visto nulla di tutto ciò».
Situazione non dissimile a Pavia: poche decine di studenti, che hanno manifestato il proprio dissenso senza alcuna occupazione e senza che le lezioni subissero interruzioni: «Da noi c’è stata solo una manifestazione venerdì scorso - spiega la docente Grazia Bruttocao -, poi più nulla. I ragazzi sono arrabbiati, questo è vero: ma avranno modo di spiegare le loro ragioni davanti al Senato accademico, non appena si riunirà».
Il dissenso, insomma, nelle università c’è, ma riguarda i soliti movimenti, sempre quelli, coadiuvati sempre dagli stessi docenti e ricercatori (in particolare quelli precari) e persino qualche rettore. Come quello di Pisa che ha cancellato l’inaugurazione dell’anno accademico.
Quello che non si vede è il clima di guerriglia rilevato invece da molti giornali. Con poche eccezioni, fra le quali Il Riformista, che ha raccolto le perplessità di Mario Ricciardi, docente di teoria generale del diritto alla Statale di Milano. Il prof ha letto dell’occupazione dell’ateneo dove insegna sui quotidiani, ed è rimasto perplesso: non tanto sulla veridicità del racconto, «ma sull’entità dell’episodio. L’altro ieri, infatti - dice - anche io ero in università e non mi sono accorto di nulla»
La settimana è stata forse un po’ più movimentata a Firenze, ma siamo sempre lontani dalla rivolta della quale parlano i media: come l’Unità, che titolava ieri «Da Milano a Roma proteste a valanga».
«È stato occupato un edificio della facoltà di Fisica a Sesto Fiorentino - racconta Alessio Paoli, dell’associazione Studenti per la libertà -, e un altro a Novoli, a Scienze sociali. Ma gli aderenti alla protesta non superano il centinaio: tutti gli altri hanno fatto lezione normalmente, e anzi stanno raccogliendo firme per farli smettere, visto che fra l’altro si avvicina la sessione d’esame».
Dalla Sapienza di Roma - dove è durato pochi minuti il blitz alla stazione Termini con il blocco dei treni, e dove è in progetto per oggi l’occupazione della facoltà di Lettere - tanto per cambiare smentiscono ogni notizia di rivolta: «Gruppi di studenti hanno protestato con picchetti e manifestazioni - fanno sapere -, ma le lezioni sono andate avanti regolarmente».