Viaggio nei misteri della vita

L’anno scorso ci ha consegnato un magistrale spettacolo, Fragments il titolo, ispirato ad alcune pagine di Beckett e ci ha tenuti sospesi in uno spazio tempo di rare semplicità ed eleganza dove risuonavano echi di un’umanità ora grottesca ora ferita, comunque errante negli abissi della coscienza.
Adesso Peter Brook, grande maestro della scena internazionale, torna a Roma con un monologo affidato all’attrice/danzatrice Miriam Goldschmidt che prende le mosse dalla domanda infantile per antonomasia, «perché?», per costruire un viaggio dentro le parole fondamentali dei padri del teatro del ’900. Viaggio teso a porre interrogativi sulla vita, sull’uomo, sul teatro, sull’arte, sull’oggi. Un corpo unico, scritto insieme alla drammaturga Marie-Hélène Estienne e musicato da Francesco Agnello, dove la scena riconquista la sua prerogativa di luogo ideale dove e dal quale porre in essere dubbi scomodi, imbarazzanti, urgenti. L’allestimento si intitola proprio Warum Warum («Perché Perché») e risponde, formalmente, a quell’estetica dell’essenziale/sostanziale che da sempre caratterizza le produzioni di Brook: scena vuota, grande lavoro attoriale, dialogo fluido tra parole e musica, corpo vibrante di emozioni minime e mutevoli. Su tutto domina poi la parola: i brani recitati in tedesco dalla Goldschmidt - interprete presente nelle regie del geniale regista britannico sin dal ’71 - rievocano pensieri di Stanislavskij, Mejerchol’d, Artaud, Craig, Dullin, Zeami, ai quali si aggiunge poi la voce universale di Shakeaspeare (autore tra i più frequentati da Brook, e basti citare la storica messinscena del Sogno di una notte di mezza estate del ’70). Un tuffo, dunque, nella profondità delle idee illuminate; nella ricerca di senso che sempre dovrebbe accompagnare ogni tipo di avventura umana (tanto più quelle votate a conoscere se stessi e il mondo).
Il palcoscenico accoglie e custodisce questo incessante bisogno di crescere confermandosi, ancora una volta, specchio significativo della realtà. Dove il mondo muta pelle, come l’attore costume? Dove mettere in discussione le idee che guidano il quotidiano? Dove sbirciare i cambiamenti prima che avvengano? Proprio a teatro, risponde Brook. Nel posto in cui, cioè, l’incontro tra attore e pubblico è l’unica cosa che davvero conti: l’unica conditio sine qua non perché le coscienze si sveglino e perché il miracolo del sentirsi uniti, compartecipi e «dubbiosi» continui a compiersi. Da non perdere.
In cartellone al teatro Palladium solo domani, sabato e domenica. Informazioni: 06/45553060.