Viaggio nel pianeta Genoa, il Bosko delle meraviglie

(...) domani, non è più una bestemmia.
Quando segni di tacco, sognare non è vietato. Quando segni di tacco, puoi fare poesia. Quando segni di tacco, però, c’è spazio anche per la prosa e per la matematica: ad esempio, per dire che - da quando manca Milito davanti, quello che i soloni dei commenti calcistici genovesi descrivevano come indispensabile ai rossoblù anche solo per mettere piede in campo - il Genoa ha fatto nove punti in tre partite, di cui due in trasferta.
Quando segni di tacco, la poesia si abbina bene ad ogni arte. Ad esempio, l’architettura. Se c’è un dio dell’architettura, certo ha preso sotto la sua ala Massimiliano Fuksas e Santiago Calatrava, ma ne ha avuto anche per Gian Piero Gasperini, capace di disegnare splendide formazioni e splendide giocate, proprio come architetture mirabili. Capace di trasformare il calcio in un’opera d’arte. Che ti sembra ancor più bello se sei abituato a guardare calcio che sta all’architettura come la diga di Begato o le Lavatrici stanno alla bellezza delle strutture di Valencia.
Quando segni di tacco, anche il rude Jankovic e persino Juric ti sembrano bellissimi, quasi fossero la continuazione in campo delle Storace’s-girl, le ragazze che scortano in tribuna l’addetto stampa rossoblù Dino Storace o che trasmettono su Genoa-live, la bruna sensualissima, la bionda dolcissima, la Lavinia elegantissima e tutte le altre, trasformando il Ferraris in una specie di passerella. Quando segni di tacco, persino l’oscena fascetta per i capelli sfoggiata da Alessio Scarpi a San Siro, sembra roba da sfilata di moda.
Quando segni di tacco, tutto ti sembra più dolce. Ad esempio, l’educazione di Alessandro Zarbano, amministratore delegato del Genoa, che proprio lunedì ha presentato una bellissima iniziativa benefica di Mus-E insieme a Duccio Garrone che in quell’associazione ci ha sempre creduto. Insomma, hanno firmato il derby più bello di sempre.
Quando segni di tacco, dicevo, anche l’educazione è più educata. Provo a spiegarmi, rivelando un piccolo retroscena: nei giorni scorsi, mi ha chiamato Zarbano per ringraziarmi di uno dei tanti articoli che stiamo dedicando al Genoa, alla sua straordinaria stagione e al suo straordinario stile. Un articolo che non avrebbe avuto bisogno di ringraziamenti, perchè ho scritto, come sempre, quello che sento e quello che mi pareva giusto scrivere.
Eppure, dicevo, quella semplicissima telefonata, quell’innocentissimo «grazie», mi ha riempito di gioia. Perchè vedete, siamo abituati a ricevere telefonate di gente che si lamenta ogni volta che attacchiamo o critichiamo. Ma le stesse telefonate spariscono quando parliamo bene di qualcuno. E un «grazie» è quasi un evento. Insomma, la chiamata di Zarbano vale un gol di tacco.
Quando segni di tacco, niente è impossibile.