Viaggio nel premio Pen, il paradiso oltre il confine

(...) Innanzitutto, Compiano. A un passo da Bedonia, a un tiro di schioppo dai confini liguri: Varese Ligure, Santo Stefano d’Aveto, Borzonasca, Mezzanego e le loro infinite frazioni, dove la Liguria profuma di Toscana. O di Emilia. Nemmeno troppo lontano da quei territori d’oltrenebbia della Lombardia che sono attorno a Pavia, scrigno di bellezze e fascino.
Qui a Compiano, formalmente in provincia di Parma, siamo in un altro mondo, siamo in Lunezia. Ottantacinque chilometri da Genova, un’ora e venti in auto, poco più di dieci chilometri dalla stazione di Borgo Val di Taro. In quella terra di mezzo dove le culture più belle di ognuno dei territori circostanti riescono a sposarsi. Nella gastronomia, per esempio: testaroli, panigacci, focaccette, cibi poveri per palati reali, dove anche mangiare è cultura, dove anche la pietanza meno ricca diventa roba da marchiare con una specie di bollino doc minore, comunque bellissimo. Cultura della gastronomia, si chiama, ne riparleremo nei prossimi giorni. E poi, la cultura tout court. A Compiano, ad esempio, c’è un castello che sovrasta il paese, bellissimo e completamente ristrutturato. Oltre al marchio dei borghi più belli d’Italia, ça va sans dire.
Sembra di entrare in un mondo fatato. In una terra di mezzo, per l’appunto. Dove, il premio letterario che viene assegnato, griffato dal P.E.N. club italiano, vede lo spoglio in piazza davanti a un notaio (l’appuntamento è per sabato primo settembre); la giuria è composta solo da scrittori, 250 per la precisione; vengono premiati autori che, in genere, rifiutano categoricamente di entrare nel tritacarne dei premi letterari, ultimo della serie Claudio Magris lo scorso anno; e in finale possono arrivare anche tre autori Mondadori, come stavolta, o nessuno, e editori ritenuti minori come la Sugarco o Interlinea, senza che si debba usare il bilancino del politicamente corretto o dell’equilibrio editoriale. Ultimo particolare: nella cinquina finalista sono rappresentate diverse culture, non una sola. Segno che stiamo parlando davvero di Cultura. Sabato, ad esempio, se la giocheranno Franco Cardini con Il signore della paura; Vittorio Messori con Emporio cattolico; Silvio Ramat con Tutte le poesie; Roberto Saviano con Gomorra e Serena Vitale con L’imbroglio del turbante.
Insomma, in questa terra di mezzo, persino i premi letterari - che sono quanto di più lontano ci sia dal mondo fatato degli elfi e delle fiabe - sembrano una storia fantastica. E, come in ogni storia fantastica che si rispetti c’è anche la fata. Noi del mondo dei media che siamo abituati ogni giorno ad avere a che fare con decine di uffici stampa, siamo assuefatti a una comunicazione standardizzata, dove si fa a gara a sembrare più efficienti, ma spesso si vende un evento come fosse una saponetta.
Ecco, il premio letterario del Pen club anche in questo campo è un mondo fatato. Véronique Enderlin, che ne cura la comunicazione, se lo coccola come un bimbo. Lei è la prima a credere in quello che dice - si sente tantissimo - e le carezze dialettiche di cui lo gratifica arrotando al telefono le sue erre blese con un sorriso contagioso, sono un altro esempio di cosa intendiamo per Cultura.
Quelle della fata Véronique sono le stesse carezze che noi cerchiamo di riservarvi ogni giorno. E quando si ama ciò che si fa, si è già vincitori.