Viaggio nel regno animale tra bellezza e sofferenza

Dimenticate il grande fascino di Profondo blu o del Popolo migratore. È sul piccolo fascino che punta Genesis, che è sempre un documentario naturalistico, ma non pensato per la Bbc o per il National Geographic, ma per le scuole dei Paesi dell'ex Impero coloniale francese. L'introduce Sotigui Kouyaté nel ruolo del saggio africano che accompagna lo spettatore nel regno animale con grazia panteista, immune dal creazionismo come dall'evoluzionismo. Il mondo è e come tale resta. Nessuno lo crea, nessuno lo cambia. E ognuno vive dell'altro, anche nel senso di nutrirsene, prima di tornare al nulla e ricominciare il ciclo della vita. Perciò Genesis s'apre coi cristalli della vitamina C e con il fiume degli spermatozoi, prosegue con le lotte per l'accoppiamento, fino al serpente che dilata la bocca per inghiottire un uovo, schiacciarlo e vomitarne il guscio. Nessun effetto speciale, nessuna enfasi nel commento: solo il fluire dell'esistenza, fra commoventi bellezze e atroci sofferenze. Kouyaté incarna la saggezza di una grande cultura ignorata dagli europei per ignoranza e alterigia, che ancora rispetta i vecchi e ama i bambini. Genesis, che esce anche in libro è buon cinema e migliore educazione.
GENESIS (Francia, 2004) di Claude Nurisdany e Marie Pérennou , documentario, min. 80