Viaggio nell’arte del carnevale

«Il suolo, nonostante la pozzolana sparsa, manda scintille; le criniere volano, l’oro finto scrocchia, non si riesce quasi a vederli che son passati». Era la corsa dei cavalli barberi in via Lata, descritta da Goethe e rappresentata da molti artisti, il cuore dei festeggiamenti del carnevale romano. Ed è, di conseguenza, a quella corsa che è dedicato il maggior numero di tele e acquerelli nella mostra «Carnevale Romano» che, a Palazzo Braschi fino al 5 aprile, riunisce novanta opere sulla festa capitolina, oltre a un abito di Roberto Capucci e quindici bozzetti per costumi teatrali che lo stilista ha creato come esercizio di fantasia, senza legarli a una pièce ma facendoli diventare maschere assolute di un immaginario condiviso, tra palco e quotidianità. Di opera in opera, tornano così in vita le atmosfere mondane delle tribune inghirlandate e affollate, raccontate da Ippolito Caffi, che, in più lavori, segue l’intero percorso della gara da piazza del Popolo a San Carlo al Corso e Palazzo Fiano. Ma anche le atmosfere concitate della sfida, a partire dall’attesa «mossa» che dava il via ai cavalli, documentate da Antoine Jean Baptiste Thomas, fino alla «distrazione» di David Allan, che relega i cavalli sullo sfondo di ben più appariscenti eccessi. Nel «contorno», che contorno non è, un trionfo di maschere di epoche differenti, senza trascurare i carri allegorici, come quelli classici e romantici che nel 1805 furono dedicati al mito di Eros e Psiche, tra satiri, divinità e muse. Il viaggio nell’arte del carnevale e nel costume prosegue con le feste nei teatri, incluso il perduto Apollo, per arrivare al gran finale dei moccoletti, che chiudeva le celebrazioni - obiettivo era tenere accesa la propria candela, spegnendo quelle altrui - ma dava, in molti casi, avvio all’ispirazione degli artisti, visto che lo stesso Caffi lo scelse come soggetto di 42 opere. Non manca l’appendice novecentesca del Convegno Estetico in costume a Palazzo Patrizi. Ed è proprio sulla continuità della tradizione che punta l’attenzione Capucci con l’abito-scultura «Donna gioiello», dal Museo Fortuny di Venezia: la maschera-corsetto racchiude la magia di un ideale carnevale interiore, che in ogni donna - e non solo, come ricordano i bozzetti - nasconde infiniti possibili personaggi. Sempre.