Viaggio nell’Udc che sogna di tornare Dc

Paola Setti

Se fai la faticaccia di pungolarli un po’ (tanto), magari, fra le righe s’intende, alla fine lo ammettono che andarsene da Casa li preoccupa, non fosse altro che per quella storia che chi lascia la via vecchia per la nuova sa cosa lascia e non che cosa trova. Epperò è appunto una faticaccia, perché non c’è niente da fare: fieri di morire democristiani, gli esponenti dell’Udc procedono a passi felpati, smussano gli spigoli, e in perfetto politichese ti spiegano che no, ma quale strappo di Palermo, l’Udc non era a Roma in piazza San Giovanni e Pier Ferdinando Casini diceva frasi tipo la Casa delle Libertà è morta e il bipolarismo pure, ma mica ci si può fermare alle apparenze, qui è tutto da costruire, i processi politici sono lenti e le distanze si coprono riflettendo-valutando-costruendo e via così che poveri i cronisti della Prima Repubblica. Tradotto però, il dato è questo: eletti e vertici del partito stanno «con Pier» .(...)