Un viaggio nella Buenos Aires segreta della cabala e dell'ebraismo

Un libro di Francesca Bellino ci racconta una Argentina sconosciuta. Al ritmo di un tango yiddish

Esistono luoghi magici e misteriosi. I viaggiatori-scrittori o gli scrittori-viaggiatori (le due categorie non si sovrappongono perfettamente) sono tali proprio quando riescono a trasmettere, su carta, questa magia al loro lettore. La giornalista Francesca Bellino nel suo “il prefisso di Dio” (Infinito edizioni, pagg. 191, euro 14) porta a termine con successo proprio un'operazione di questo tipo. Arrivata a Buenos Aires per scrivere tutt'altro ha scoperto il barrio di “El Once”. El Once in realtà non è un quartiere vero. È solo l'intrico di vie che circonda la stazione “Undici settembre”, uno dei principali poli ferroviari della capitale argentina. Non sta sulle carte ufficiali, non conta nelle ripartizioni amministrative. Eppure è una zona che tutti gli abitanti di Buenos Aires conoscono. È il mitico quartiere ebraico della città. Uno dei più popolosi dei due continenti americani. Uno dei più antichi. Un luogo dove si respira una strana miscela di tango e yiddish, dove è passata tutta la storia argentina, dalla cultura alla repressione crudele portata avanti dalla dittatura militare, per arrivare persino agli attentati islamici degli anni novanta. Così partendo dal quartiere la Bellino riesce a ricostruire, con belle pagine che si muovono tra la cronaca giornalistica e la narrazione con piglio da romanzo, l'intera vicenda di una nazione. Anzi “El Once” diventa un piccolo microcosmo in cui guardare riflesso l'intero pianeta. Magari anche il posto adeguato per trovare un undicesimo comandamento che ci aiuti a rispettare i primi dieci. O almeno così piace sognare alla Bellino.