Viaggio nella mente del giovane Hannibal

Esce martedì l’ultimo romanzo di Thomas Harris che racconta l’infanzia del celebre serial killer

In origine avrebbe dovuto chiamarsi Behind the Mask e ci sono voluti ben sette anni di lavoro per ultimarlo. Nel tempo ha poi assunto il titolo provvisorio di lavorazione di Young Hannibal e quindi quello definitivo di Hannibal Rising. Stiamo parlando di un bestseller che solo il 16 gennaio approderà nelle librerie italiane edito da Mondadori con il titolo di Hannibal: le origini del male. Si tratta dell'ultimo romanzo dello scrittore americano Thomas Harris che vede ancora una volta protagonista il suo Hannibal Lecter, il celeberrimo psichiatra cannibale e criminologo già apparso in romanzi come Drago Rosso, Il Silenzio degli Innocenti e Hannibal. Il Dottor Lecter è in assoluto il serial killer più amato e studiato della storia della letteratura mondiale. Con lui sono in grado di rivaleggiare per popolarità solo Jack Lo Squartatore e il Norman Bates dello Psycho di Robert Bloch e Alfred Hitchcock.
L'invenzione di quel personaggio ha letteralmente rivoluzionato la storia del thriller internazionale portando decine e decine di scrittori a raccontarci le vicende di assassini seriali cercando di entrate lucidamente nella loro testa. Autori come Michael Connelly, Jeffery Deaver, Patricia Cornwell, Kathy Reichs, James Ellroy hanno confessato in più di un'occasione di dovere al Dottor Lecter e al suo creatore molte delle loro suggestioni. Due anni fa lo stesso maestro del brivido Ken Follett confessò a me e Seba Pezzani al Festival di Mantova che considerava Il Silenzio degli innocenti «un thriller eccezionale. L'ho letto e riletto più volte. Ha per protagonista il miglior cattivo di tutti i tempi... Hannibal Lecter è il cattivo più impressionante che ci sia mai stato. Un personaggio straordinario... Lo adoro. Non ho mai letto un thriller in cui il cattivo incutesse più timore di quello. Un personaggio semplicemente perfetto».
E nel tempo si può dire che il personaggio di Lecter abbia incarnato letterariamente l'elemento del male per eccellenza, visto che è al contempo un terribile serial killer ma anche un eccellente gourmet, un acuto filosofo e letterato, un raffinato pittore. A scolpire per sempre nella memoria di tutti il personaggio ha contributo non poco la magistrale interpretazione cinematografica di Lecter data dall'attore gallese Anthony Hopkins in pellicole come Il Silenzio degli Innocenti, Hannibal e Red Dragon.
C'era quindi moltissima attesa per il ritorno sulle scene di Lecter e il lancio prenatalizio di Hannibal Rising sul mercato inglese e americano è stato con una tiratura di oltre un milione e mezzo di copie. Contemporaneamente alla stesura del romanzo Thomas Harris si è sobbarcato personalmente la sceneggiatura del prossimo film dedicato alla sua creatura diabolica, previsto in uscita in Italia il prossimo 9 febbraio e affidato questa volta alla regia di Peter Webber conosciuto ai più per il suo La ragazza con l'orecchino di perla e che dovrà confrontarsi con illustri predecessori della saga come Michael Mann, Jonathan Demme e Ridley Scott (autori dei seminali Man Hunter-Frammenti di un omicidio, Il Silenzio degli Innocenti e Hannibal).
Anzitutto dobbiamo dirvi che il romanzo Hannibal: le origini del male è un libro destinato a dividere il pubblico. Vi vengono narrate le origini di Hannibal Lecter, i suoi traumi, le sue ossessioni ma senza assecondare i linguaggi tipici del serial thriller contemporaneo. Fin dalle prime pagine del libro Thomas Harris ci porta all'interno del «palazzo della memoria» di Lecter, cercando il chiavistello che apra la porta «immersa nel buio al centro della sua mente». Qui sono esposti in progressione geometrica i ricordi del suo passato, e una suadente musica copre le suppliche e le urla che dovrebbero riecheggiarvi. Tutto all'interno della testa di Lecter è ben ordinato e nascosto e poco a poco scopriamo «come la bestia che vive là dentro ha abbandonato il seno materno e ha lavorato per emergere e apparire nel mondo».
L'avvio della storia è dislocato il 24 giugno del 1941, due giorni dopo l'inizio dell'Operazione Barbarossa. Mentre le truppe tedesche invadono in maniera brutale la Lituania, la famiglia del giovane Hannibal, imparentata con i Visconti e proprietaria di uno splendido castello è costretta a rifugiarsi nel mezzo della foresta assieme alla servitù per sfuggire ai rastrellamenti. Per i tre anni e mezzo durante i quali si sviluppò la campagna orientale di Hitler i Lecter riescono miracolosamente a sopravvivere in un piccolo casino di caccia circondato da paludi e acquitrini, fino a quando l'arrivo delle truppe russe non genera un'immane tragedia. Il conflitto a fuoco fra un carroarmato sovietico e uno Stukas tedesco, proprio nel mezzo del cortile del piccolo rifugio, porta alla morte dei genitori del piccolo conte Lecter. E, in poche ore, Hannibal e la sua sorellina Mischa si troveranno nelle mani di un gruppo di barbari hiwis, spietati ex collaborazionisti dei tedeschi che ora sopravvivono razziando e saccheggiando villaggi travestiti da portantini della Croce Rossa. Questo gruppo di disperati, capeggiato dai sanguinari Grutas e Dortlich arriva ad uccidere e cucinare la povera Mischa e il piccolo Lecter riesce a scappare dalle loro grinfie solo fortuitamente. Lo ritroveranno sperduto in mezzo ai boschi, con ancora la catena al collo, un braccio spezzato, incapace di parlare e con una memoria confusa degli eventi accaduti.
Da qui in avanti inizia la narrazione della crescita del giovane Lecter che sopravvive con sofferenza all'orfanotrofio costruito dentro alle mura del castello della sua famiglia e recupera energie e favella solo quando viene adottato dallo zio pittore Robert Lecter che lo cresce in quel di Parigi, dove avrà la possibilità anche di studiare in seguito da medico, dimostrando un'intelligenza a dir poco eccezionale.
Come avrete capito da questo incipit il nuovo romanzo di Thomas Harris è sicuramente tutto fuorché un classico thriller. Si potrebbe definirlo romanzo di guerra o del dopoguerra oppure romanzo gotico o feuilleton persino un noir (visto che tutta la parte ambientata in Francia racconta nel dettaglio gli sviluppi della polizia criminale e delle sue tecniche investigative) e l'autore fa di tutto per mescolare le carte dei generi all'interno della narrazione. Si sentono gli echi di opere come Oliver Twist di Charles Dickens, del Dracula di Bram Stoker (soprattutto nella descrizione degli antenati della famiglia Lecter), delle cronache di guerra di Sven Hassel, di romanzi neri come L'uomo che ride di Victor Hugo, persino delle indagini svolte al Quai des Orfèvres dal Maigret di Georges Simenon. Ma soprattutto Hannibal: le origini del male è una storia di vendetta (non a caso lo slogan di lancio dell'imminente film di Webber suona come: It started with Revenge) che non può che rimandarci al celeberrimo Conte di Montecristo di Alexander Dumas (e proprio Dumas si chiama nel libro l'insegnante di anatomia del giovane dottor Lecter). Hannibal saprà rintracciare uno a uno gli assassini della piccola Mischa e farà loro patire terribili tormenti, trasformando così una volta per tutte se stesso. La sua perdita dell'innocenza sarà infatti definitiva.
Già nel precente romanzo della saga intitolato Hannibal lo scrittore Thomas Harris si era lasciato più di una porta aperta per costruire la complessa psicologia del passato del suo eroe e per poter creare una sorta di mito-leggenda che potesse giustificare il suo essere. Come dice chiaramente l'ispettore Popil (cacciatore di spie e collaborazionisti nazisti, ossessionato da un terribile passato) che cerca in qualche modo di impedire che Lecter porti a termine illegalmente la sua giusta vendetta: «Il piccolo Hannibal è morto nel 1945, cercando di salvare la sorella. Il suo cuore è morto con Mischa. Che cosa è ora? Non c'è una parola per dirlo. In mancanza di meglio, possiamo chiamarlo mostro».
Tutto torna nella saga: le passioni per l'arte, la letteratura (apprese dal precettore ebreo Jakov), la musica (passatagli da sua madre) la filosofia e l'arte della guerra giapponesi (insegnategli dall'affascinante zia Lady Musuraki), le profonde conoscenze medico-chirurgiche e criminologhe, la vera e propria ossessione per i cigni e per il cannibalismo. Leggendo Hannibal: le origini del male capiamo anche perché Hannibal Lecter abbia nutrito una vera e propria morbosa predilezione per le urla degli agnelli raccontategli dall'agente Clarice Sterling ne Il Silenzio degli Innocenti. A quei gridi disperati ha da sempre sovrapposto quelli di un'innocente vittima sacrificale come sua sorella.
E quando il romanzo si chiude con il nostro assassino proiettato verso gli Stati Uniti, è come se in scena si riaccendessero ancora una volta i riflettori su di lui: «L'America lo affascinava. C'erano riscaldamento e luce in abbondanza. E quelle strane, enormi automobili. Le facce americane, aperte ma non innocenti, piacevoli a leggersi. Con il tempo avrebbe voluto utilizzare il suo mecenatismo per stare dietro al palcoscenico e guardare gli spettatori, le loro facce, rapite illuminate dalle luci di scena, e leggere, leggere, leggere».