Il viaggio onirico di Menchu Lamas diventa «L’Ombra nella mano»

«La mia produzione nasce nel breve momento tra il sonno e la veglia. Lì mi appaiono le forme che voglio dipingere»

Francesca Amé

Menchu Lamas è una donna minuta. Di mestiere fa la pittrice e lavora sulle grandi dimensioni. Ecco perché quando guardi le sue tele colorate (alcune arrivano ai 3 metri per 2), ti domandi come questa donnina nata in Galizia ma di stanza a Madrid abbia potuto realizzarle. «Le stendo per terra e mi chiudo nel mio studio finché, con appositi pennelloni, non riesco a creare il disegno che ho in mente», ci racconta Menchu Lamas, nei giorni scorsi di passaggio a Milano per l’inaugurazione della sua personale. Lo spazio di corso Magenta è congeniale alla selezione delle opere in mostra, una serie di grandi tele perlopiù verticali e dai toni accesi: è la prima personale dell’artista nel nostro Paese. Al visitatore milanese è data la possibilità di confrontarsi con un’artista nota in Spagna e all’estero già dagli anni Ottanta che si ostina - come lei spiega - a usare un mezzo «considerato antico» come la pittura. Vecchia invece non appare la sua produzione, che piacerà al pubblico giovane per la capacità di mescolare forme e colori, e che il curatore Donald Kuspit ha suddiviso per temi. Le opere si concentrano soprattutto sul sogno e la stessa artista confessa il ruolo ispiratore della psicanalisi: «Sueño circular» e «Espiral del sueño» sono a questo proposito i due lavori più interessanti nei quali il corpo della pittrice, stilizzato, giace sulla tela mentre al centro, enormi, giganteggiano le forme geometriche. «La mia produzione nasce nel breve momento di transizione tra il sonno e la veglia - spiega Menchu Lamas - è lì che mi appaiono le forme che voglio dipingere. Di solito mi annoto l’idea su un foglio poi la traduco sulla tela: questo processo può durare un giorno, una settimana o un mese. La mia testa è concentrata solo su quella singola immagine e riesco a lavorare solo su un’opera alla volta». L’amore per le grandi superfici è da sempre una naturale attrazione: «Amo dipingere usando tutta la forza del corpo: la pittura per me è un atto fisico e mentale al tempo stesso».
«L’Ombra nella mano. Il viaggio delle forme», alla Galleria del Credito Valtellinese fino al 4 novembre, ingresso libero.