In viaggio con Pellux «L’arte di fare le valigie»

Il proprietario di Rienzo: «Non semplici accessori ma testimoni autentici dei cambiamenti sociali»

Milano 1945. Erich Mielich, rappresentante di pelletteria austriaco da tempo residente in città, non è in grado di consegnare ai suoi clienti la merce giacente presso la dogana a causa di un incendio. Allora decide di aprire un negozio in via Porlezza - una piccola traversa di via Camperio, a due passi da Largo Cairoli - per continuare in proprio il lavoro. Lo chiama «Pellux» - pelletteria di lusso - poiché intende trattare esclusivamente prodotti di alta qualità. Gli affari vanno bene e, nel 1951, Pellux si trasferisce in via Agnello (sotto i portici di via Ragazzi del ’99) a ridosso di Piazza della Scala e San Fedele. Nel 1954 gli subentra Maurizio di Rienzo, figlio di pellettieri e grande esperto in materia. Il successo continua e la ristrutturazione del 2001 conserva intatta l'atmosfera elegante del negozio con gli arredi in ciliegio e il tenue odore di cuoio che accompagna piacevolmente i clienti mentre vengono loro illustrate le caratteristiche dei prodotti.
La storia di uno delle più celebri insegne storiche di Milano, raccontata dal proprietario, non si esaurisce però nelle note sopra riportate, ma è interessante in quanto racchiude in sé un vero e proprio percorso sociale. La valigia è un accessorio indispensabile che accompagna le abitudini degli uomini e quindi serve a descrivere i mutamenti economici, le trasformazioni del nostro modo di vivere.
«Quando sono subentrato nella gestione del negozio - dice di Rienzo - ho cercato di continuarne lo stile, essendo figlio di pellettieri. Vendiamo articoli non commerciali o con caratteristiche estetiche, ma di qualità: cartelle, borse d’ufficio, valigetta, valigie in pelle prodotte dalla nostra fabbrica: la Valigeria Lombarda a Varese». Ma oggi, chiediamo, si vendono ancora le valigie in pelle? Sappiamo come vengono strapazzati i bagagli di chi viaggia in aereo. «È vero. La pelle si logora, ma il piacere, il gusto di viaggiare con una valigia che quando viene aperta profuma di cuoio è ancora diffuso in chi ama viaggiare in macchina. Nel primo dopoguerra la pelle era acquistata da chi possedeva un cospicuo conto in banca, ma a Milano non mancavano i clienti, coloro che potevano permettersi di viaggiare. Allora si usavano bauli, cappelliere, o set di valigie da regalare a Natale, per le nozze o borse professionali per la laurea».
Cosa costerebbe, se rapportato ai parametri monetari di oggi, un set di valigie in cuoio del primo dopoguerra? «Attorno ai 5-6mila euro». E i bauli si vendono ancora? «È una richiesta desueta per come viaggiamo oggi. Li richiedono specialmente gli arabi. Uno di loro, ricordo, ci chiese di fabbricargli un baule in pelle che da un lato contenesse un impianto stereo e dall’altro avesse dei ripiani per oggetti di toiletta: carta igienica, rasoio, sapone da barba, asciugamani. Non riuscivamo a capire che rapporto ci fosse fra lo stereo e la carta igienica. Poi lo abbiamo scoperto. Il cliente, quando doveva andare nel bagno degli alberghi in cui si spostava, si portava dietro il baule per ascoltare la musica preferita mentre era intento ad altre occupazioni... Il nostro baule gli piacque moltissimo e non fece questioni di prezzo».
I tempi sono cambiati da quando si è iniziato a viaggiare in aereo. «Attorno agli anni Settanta esplose la necessità di utilizzare le valigie rigide. La statunitense Samsonite è stata la più grande fabbrica in questo campo tant’è che venivano a chiederla come se fosse un tipo di valigia, un materiale e non una marca. Un vero e proprio boom. L’evoluzione tecnologica dei materiali è continuata. Oggi si usa il policarbonato, un materiale per valigie rigide, che ha delle caratteristiche particolari perché è duttile, flessibile, praticamente indistruttibile e leggerissimo. La tedesca Rimowa, famosa per le valigie in alluminio, è stata la prima ditta a produrre valigie di questo tipo. Da dieci anni, però, il materiale più usato è il nailon balistico per le valigie semi-rigide, materiale militare utilizzato per i giubbotti antiproiettile. Ha il vantaggio di non usurarsi facilmente. Se lo si buca, tirando, il tessuto si chiude, ed è anti-macchia, il grasso non penetra all’interno. È stato realizzato dalla americana Tumi e ha avuto un grandioso successo. Si tratta di valige che costano dai 4-500 euro se per il bagaglio a mano, fino ad oltre mille euro, ma la loro durata è notevolmente superiore. L’ideale, insomma, per chi viaggia oggi è una valigia rigida in policarbonato o semi-rigida in nylon balistico».
«Pellux - continua di Rienzo - offre tutto ciò che concerne il viaggio e l’ufficio e il suo fiore all’occhiello è l’assistenza prestata ai clienti. Facciamo la manutenzione di prodotti venduti vent’anni fa. A noi piace collaborare con il cliente, capirne i desideri. Abbiamo realizzato persino una borsa per il bagaglio a mano a forma di cane per una signora che amava gli animali. Vorrei aggiungere che il nostro non è un negozio esclusivamente per i ricchi. Siamo orgogliosi di servire ogni tipo di cliente anche non facoltoso. Vendiamo le migliori marche, ma non le griffe, per le quali si paga un valore aggiunto».
Sta di fatto che la praticità ha soppiantato l’eleganza. «La prima cosa che fa il cliente di fronte alla valigia è quella di sentirne il peso. Il futuro andrà verso questa direzione. Nessuno vuole fare più fatica. Perché nei viaggi con le compagnie low cost, il peso del bagaglio incide sul prezzo».