Il viaggio più difficile

Roma - Il primo ministro israeliano Ehud Olmert ha confermato ieri ufficialmente il viaggio del Papa in Israele a metà maggio: «Ci sarà una visita importante - ha detto - quella di Benedetto XVI. Il presidente Shimon Peres lo accompagnerà durante tutto il suo soggiorno, che sarà organizzato dall'ufficio del primo ministro».
Le tappe della visita, che inizierà l'8 maggio ad Amman, in Giordania, e si concluderà con la partenza da Israele il 15 maggio, sono state anticipate dal Giornale una settimana fa.

Confermata la seconda visita del Pontefice a una moschea, dopo quella di Istanbul: Benedetto XVI, dopo aver visitato il museo della famiglia reale hashemita, entrerà nella New King Hussein Mosque. Mentre nel pomeriggio dell'11 maggio, appena arrivato in Israele, Papa Ratzinger entrerà allo Yad Vashem, il memoriale della Shoah.

Momenti salienti del viaggio saranno il 12 maggio l'incontro con il Gran Mufti di Gerusalemme, la visita al Muro del Pianto e al Cenacolo, l'incontro con i Gran Rabbini, la messa all'aperto nella Valle di Josafat, sotto l'Orto degli Ulivi.

Il 13 maggio sarà dedicato a Betlemme e dunque all'incontro con la popolazione palestinese: il Papa celebrerà la messa nella Piazza della Mangiatoia, pregherà nella grotta della natività e nel pomeriggio visiterà un campo profughi.

La mattina del 14 maggio è prevista la messa al Monte del Precipizio, a due chilometri da Nazaret, alla quale dovrebbero partecipare cinquantamila fedeli. Sembra che il governo israeliano stia chiedendo alla Santa sede di celebrare la messa non a Nazaret, bensì al Monte Carmelo di Haifa, limitando la presenza del Pontefice nella città dove Gesù visse la maggior parte della sua vita alla sola visita alla basilica dell'Annunciazione, prevista alle 16.30, e alla benedizione della prima pietra di un centro per la famiglia.

La mattina del 15 maggio, ultimo giorno del viaggio, dopo l'incontro ecumenico in patriarcato, ci sarà la visita al Santo Sepolcro. Poi, nel primo pomeriggio, la partenza per Roma.

In questi giorni, tra i cristiani di Terrasanta, comincia a serpeggiare qualche preoccupazione per la gestione della visita del Pontefice. Si teme infatti che, a motivo delle recenti polemiche per la revoca della scomunica al vescovo lefebvriano negazionista delle camere a gas, Richard Williamson, e alle dure prese di posizione dei rabbini e di alcuni esponenti politici israeliani, il viaggio di Ratzinger venga costruito per recuperare appieno il rapporto con il mondo ebraico. I cristiani di Gaza hanno invitato il Papa a far loro visita: il programma non lo prevede, e dunque essi chiedono la possibilità di poter partecipare a uno degli appuntamenti della visita, il che pone il problema dei varchi e della possibilità di spostamenti in un momento in cui la tregua appare fragilissima.