Viaggio a Ravenna, otto anni dopo l’otto giugno

(...) oggi nella lista dei supercattivi alcuni dei protagonisti di quel giorno: su tutti proprio Novellino, il suo vice che era in panchina Andrea Mandorlini (che poi avrebbe allenato lo Spezia) e, soprattutto, Giuseppe Iachini. Sì, Iachini, l’allenatore del Piacenza che con il gol di Di Vicino all’85esimo ha negato la serie A al Genoa molto prima che iniziasse la partita col Venezia.
Dici Novellino e pensi che era derby prima ancora che lo sapessero. E pensi che magari aveva ragione Rilke e che «il futuro entra in noi molto prima che accada». E, in effetti, di tracce di derby, qui a Ravenna se ne trovano tantissime: la lista degli ex rossoblucerchiati che hanno vestito la maglia giallorossa è impressionante. Vado a memoria, sbagliando sicuramente per difetto. Partendo da due amici che oggi sono compagni di squadra a Primocanale: Luca Pellegrini, capitano della Sampdoria dello scudetto, primo grande acquisto del Ravenna di Corvetta; e Claudio Onofri, storia del Genoa, che allenò i rossoblù proprio in quel brevissimo periodo. E poi, in disordine: Cosimo Francioso, bomber rossoblù e giallorosso; Lamberto Zauli, partito a Ravenna e oggi alla Samp; Vincenzo Dall’Igna, percorso inverso; Alessandro Lamonica, stessa storia, dalle giovanili della Samp al Benelli; Mauro Bertarelli, grandissima speranza blucerchiata poi emigrato in Romagna; Felice Centofanti, giallorossoblù che ha lasciato il segno su entrambe le sponde; Roberto Colacone, idem, ma con meno segno; Gionata Mingozzi, il migliore dei giovani del Doria di oggi che, da piccolo, guardava il Ravenna di Novellino da bordocampo dove faceva il raccattapalle.
E, ancora, Francesco Guidolin, partito da Ravenna tanti anni fa per lasciare il Genoa l’altroieri spiegando di avere il miglior curriculum fra i tecnici non scudettati, dimenticando proprio Novellino. Fino a due ex particolari, tutti e due in maglia giallorossa: è Fabio Pisacane, uno che la sera di Genoa-Venezia c’era e che la A l’aveva conquistata; l’altro è Fabrizio Anzalone, che l’otto giugno di otto anni fa era in panchina nel Genoa di Attilio Perotti con il numero 38 e domenica sarà probabilmente in campo con il Ravenna.
Oppure, il fatto che il Ravenna abbia pagato più di tutti gli altri il fallimento della società. Più di tutti gli altri, ricorda qualcuno. In più, il Ravenna, nessuno l’ha mai ripescato.
Non c’è niente da fare. Ovunque ti giri, le storie di Ravenna e Genova sono comuni. Magari un po’ di più di quanto dica la retorica del sindaco romagnolo Vidmer Mercatali che ha vergato un lungo comunicato in cui auspica giustamente che «prevalga il calcio giocato» e rivolge «un benvenuto ai tifosi genoani: le nostre città hanno tante cose in comune, a partire dalle strutture portuali. E’ l’occasione per rinsaldare i rapporti all’insegna della più sana passione sportiva».
Speriamo. Intanto - dopo che il caporedattore della Voce di Ravenna Emanuele Conti si è accorto che la partita di domenica rischia di essere più torrida di quanto dica la colonnina di mercurio - qui stanno prendendo tutti i provvedimenti del caso: celerini in quantità industriale, controlli sui treni e ai caselli autostradali, comitato per l’ordine e la sicurezza convocato spesso e volentieri. Sta ai genoani smentirli.