In viaggio da Roma a New York fra linee taglienti e lampi di luce

Al Palazzo della Ragione in mostra «Jet Lag», il percorso pittorico di Bernardo Siciliano

Raffaella Patruno

Da New York a Roma. Una percorso biografico raccontato attraverso la pittura. E così che l’artista Bernardo Siciliano, servendosi del proprio estro artistico, ha presentato «Jet Lag», un duplice evento in cui alla mostra di quadri dell’artista è stata abbinata la presentazione di una monografia dedicata al pittore. La realizzazione è a cura di Italian Factory, in collaborazione con la casa editrice Electa che ha curato la monografia antologica. Il progetto sarà in tour per tutta l’estate: dopo la capitale, che ha ospitato il Jet lag dal 15 giugno al 15 luglio scorso presso il Chiostro del Bramante, è la volta di Milano. Dal 23 luglio infatti le opere e la monografia dell’artista sono esposte presso il Palazzo della Ragione fino al 4 settembre.
Protagoniste indiscusse, le trenta tele di grandi dimensioni che rappresentano il fascino e l’architettura dei due mondi vissuti da Bernardo Siciliano nel corso della sua vita: l’Italia e l’America, indagati nelle loro città simbolo Roma e New York. L’analisi fatta sulle due città è dunque il risultato di esperienze, sensazioni, riflessioni di un vita che ad oggi l’artista conduce dividendosi proprio tra Italia e America. Contrappone così la storicità incontaminata della città antica, alle ampie vedute della città simbolo degli stati Uniti. La New York che Siciliano dipinge non è quella delle mille luci e degli sfavillanti grattacieli di Manhattan, ma è piuttosto Brooklyn con le vecchie fabbriche o quelle zone della città un po’ dimenticate, lontane dai riflettori e dalle masse dei turisti. E sono proprio i colori usati su tela a descrivere al meglio queste atmosfere insolite: i paesaggi urbani sono rivelati da una luce violenta ed accecante, che investe ogni superfice, quasi animando le facciate dei palazzi colorate dai graffiti. Le intere composizioni sono ritmate da un fitto intersecarsi di orizzontali e verticali, che dividono il quadro in campiture dal sapore astratto, ma sempre ordinate e bilanciate con maestria. Lo scenario urbano messo su tela e che tende ad ignorare la presenza dell’uomo e del frenetico volgersi del tempo, è impregnato di un’atmosfera di attesa e di mistero. Un effetto d’urto vero e proprio lo crea poi l’uso di colori sgargianti stesi con pennellate ugualmente vibranti. L’attenzione per il paesaggio diventa così il pretesto visivo per costruire il quadro con calore e freddezza, emotività e calcolo, gestualità e perfetta tenuta d’immagine.
«Infallibilmente- ha detto Marco di Capua, responsabile della parte dei testi appartenenti alla monografia - gli occhi di Bernardo individuano volumi, percepiscono energie, pesi e forze. Gli angoli, lo zigzag di uno spazio dinamico, sono loro connaturati. Le linee tagliano, affettano il paesaggio. Il più delle volte: di qua luce, di là ombre, poi, obbedendo agli ordini di metodiche rotazioni, ci si scambia i posti ma luce e ombra restano lì, divise da una trincea, come materie nemiche».
A completare l’evento, la presentazione della monografia antologica dell’artista (completa di sezione biografica e di un’antologia critica), edita da Electa. Il volume raccoglie, oltre alle opere esposte, parte della produzione di Siciliano degli ultimi dieci anni, un’ampia rassegna che, dai ritratti delle città, dalle campagne ai paesaggi industrializzati, illustra perfettamente la ricchezza e la complessità di questo pittore a cui «piacerebbe dipingere macchine come a Courbet dipingeva alberi».