Viaggio sotto la Galleria tra topi, rifiuti e calcinacci

Frequentata durante la settimana, l’area si svuota nei weekend

Buche, crepe, mozziconi. Sulla pavimentazione della Galleria Vittorio Emanuele le polemiche nei giorni scorsi si sono sprecate: la manutenzione fa acqua e le prove sono davanti agli occhi di tutti - milanesi e turisti - che la attraversano dal Duomo a piazza Scala. Non va meglio se si guarda sopra o sotto il «tappeto» del prestigioso salotto buono di Milano, come se lo straccio raccogliesse polvere dovunque lo si passi.
Sopra, passi la lunga balconata dove i bisogni dei piccioni hanno lasciato segni ormai indelebili (sono sparite le reti posizionate in alto all’ingresso da piazza Scala, che riuscivano a bloccare almeno in parte il volo libero degli uccelli sull’Ottagono). Ma stese alle finestre del gruppo consigliare della Lega, sopra le vetrine di Tod’s e di Swarosky, sono comparse da una settimana a questa parte anche quattro bandiere del Carroccio. Il vicesindaco Riccardo De Corato era stato inflessibile: niente simboli di partito all’interno del monumento a Vittorio Emanuele. Ma il capogruppo della Lega milanese Matteo Salvini finora ha fatto orecchie da mercante, anche se lo hanno sollecitato parecchie volte a ripiegare le bandiere. Certo è che se anche gli altri gruppi consigliari seguissero l’esempio - e quasi tutti hanno una finestra che affaccia sulla Galleria - finirebbero per trasformarla in una maxi-vetrina elettorale, seppure deluxe. Su una finestra della vecchia sede del Partito repubblicano, invece, è ancora appiccicato l’adesivo «I love Edera».
Il viaggio nei sotterranei della Galleria comincia dalle cantine di via Marino 7, dove hanno sede i partiti milanesi e altri uffici comunali, ma lungo il cunicolo si alternano anche le cantine di negozi, bar e ristoranti che hanno una vetrina nel salotto milanese. «I signori sono pregati di tenere pulite le cantine e le scale di accesso», raccomanda il cartello all’ingresso. Eppure, basta scendere qualche scalino per inciampare in cartoni, rifiuti ammassati, fusti di birra, mozziconi di sigarette ovunque, e chi frequenta spesso il sotterraneo assicura che bisogna stare attenti ai topi. Ben altra cosa il tratto sotto il Town House Hotel e la boutique di Prada (ingresso da via Silvio Pellico) dove igiene e ordine meritano sette stelle quante l’albergo più chic della città.
Che dire di uffici e associazioni che avranno sì una finestra sull’Ottagono, ma devono accedere da interni cortili che nel caso di via Foscolo 3, tanto per citare, di buon mattino vanno attraversati veloci e tappandosi il naso davanti alla montagna di rifiuti di Mac Donald’s. Sull’ascensore, «causa guasto, si prega di salire uno alla volta». Chi sceglie le scale per arrivare all’Ufficio coordinamento del Comune o all’Associazione nazionale dei volontari di guerra incontra buchi alle pareti e fili elettrici in bella vista.
«Bisogna uscire dal circolo vizioso di degrado e scarsità di risorse - afferma il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri - e migliorare il mantenimento della struttura, anche in quelle aree di accesso che sono meno visibili. Se il Comune non ha fondi sufficienti può chiedere l’intervento del privato che, a fronte di una presenza in Galleria, deve farsi carico di partecipare alla manutenzione».