Il viaggio della speranza finisce ancora in strage

BrindisiIl viaggio della speranza si è trasformato in una trappola mortale quando la costa pugliese ormai non era più un miraggio. Ma il mare forza cinque ha sollevato il barcone e lo ha scaraventato sulle scogliere di Torre Santa Sabina, lungo il litorale di Carovigno, una ventina di chilometri da Brindisi, dove si è consumata l’ultima tragedia dell’immigrazione. In dieci sono stati sbalzati in acqua; due corpi senza vita sono stati recuperati nella tarda serata di ieri da Guardia costiera, Guardia di finanza e vigili del fuoco. E il timore è che il bilancio possa essere ancora più grave.
Erano partiti dalla Turchia. Loro, tutti uomini, un gruppo di clandestini afghani, pakistani e bengalesi, si sono imbarcati sull’imbarcazione cinque giorni fa e hanno tentato di conquistarsi un futuro attraverso la rotta adriatica, un corridoio che per decenni è stato un’autentica autostrada per i trafficanti di umanità che lucrano sulla disperazione di quanti cercano di sfuggire a fame e guerra. Il viaggio è stato un incubo. I clandestini sono rimasti senza mangiare né bere, tutti ammassati sull’imbarcazione in attesa di scorgere le luci del litorale pugliese. Ma con il passare delle ore le condizioni del mare sono peggiorate, le raffiche di vento hanno alzato onde sempre più insidiose che hanno schiaffeggiato la barca lungo il viaggio in Adriatico. Poi il naufragio, l’impatto contro gli scogli di Torre Santa Sabina, dove in passato approdavano i potenti motoscafi dei contrabbandieri.
Alcuni clandestini sono finiti in mare, altri sono riusciti a raggiungere la riva nuotando nel mare nero, in quel tratto di costa immerso nell’oscurità. Poi è scattato l’allarme. I soccorritori hanno raggiunto la zona e sono cominciate le operazioni di recupero. Ma per tre immigrati ormai non c’era più nulla da fare, i corpi senza vita sono stati recuperati e adagiati sulla riva; i superstiti hanno raccontato che il barcone era pieno di gente, hanno urlato e ripetuto che là sopra c’erano almeno sessanta persone. Ecco perché incombe il timore di una tragedia dalle proporzioni ancora più pesanti.
Per il momento altri sette clandestini risultano dispersi, le ricerche sono ancora in corso. Da tempo la rotta adriatica è tornata ad essere uno dei corridoi privilegiati dalle organizzazioni criminali che lucrano sulla disperazione degli immigrati. Nei giorni scorsi un peschereccio con 170 persone a bordo è stato soccorso e scortato a riva dalla guardia costiera nei pressi di Mola, una ventina di chilometri da Bari: a bordo erano tutti egiziani, la maggior parte di loro stata immediatamente rimpatriata, otto scafisti sono stati arrestati dalla polizia.