Il viaggio della speranza di Paolo e Chiara

Stringe la mano al suo ragazzo, la stringe forte. Gli accarezza il viso e gli sussurra lentamente parole che solo una mamma può dire al suo bambino. Si chiama Chiara, ha quarantacinque anni ed è stanca quando arriva a Lourdes con il suo Paolo. L'emozione la confonde, il dolore la irrigidisce ma lei è serena. Genova è lontana, la quotidianità anche. È al suo primo viaggio, un viaggio sperato e fortemente voluto. Stretta dal calore dei volontari dell'Unitalsi, spinge a fatica la carrozzina dipinta dei colori del Genoa, sotto il sole cocente di una Lourdes improvvisamente estiva. «Sola» tra tanta gente si riappropria del silenzio della Grotta e prega.
«È un emozione forte, una sintesi della propria vita - cerca di spiegare Chiara -. Abbiamo affrontato un lungo viaggio per esserci. Già questo è un grande risultato. Ho aspettato diciannove anni per venire qui insieme a Paolo. Avevo paura, temevo tutte le complicazioni del caso. Purtroppo siamo consapevolmente legati da mille fattori. Ma ora siamo qui ai piedi della Grotta e questo può bastare».
Paolo invece, sensibilmente incuriosito segue ogni singolo movimento della mamma. Ha problemi motori e difficoltà espressive sin dalla nascita. Ha appena compiuto gli anni e per il suo compleanno si è regalato il viaggio della speranza, lasciando nella sua casa di Sampierdarena, logopedista e fisioterapista.
«Non lo credevo possibile invece è vero: c'è bisogno anche di questo - continua Chiara -. Ritrovarsi insieme, confrontarsi in un clima di solidarietà e di amicizia rende meno soli. Al di là di ogni retorica, sono proprio questi i momenti che alimentano la fede e infondono entusiasmo, malgrado le difficoltà della vita quotidiana. Non sono mai stata abituata ad appoggiarmi ad altri, ma qui lo faccio volentieri, mi sento al sicuro». E al sicuro sicuramente si è sentito anche Paolo tra l'affetto e la spontaneità di quanti lo hanno coinvolto in giochi e attività ricreative. Stretto dalla sua mamma, presente e vigile, Paolo ha sorriso divertito in quel suo immaginario mondo, davanti ad una Cenerentola improvvisata, topolini a dimensione d'uomo, principi azzurri e zucche. Palloncini colorati, decorazioni, giocattoli e animazione hanno fatto da cornice al suo insolito viaggio mentre Chiara ne condivideva l'emozione. Tra favola e realtà, Paolo ha trovato anche il tempo - a suo modo - per pregare, vivendo così situazioni nuove all'interno di una dimensione sicuramente diversa da quella quotidiana.
Insomma il sorriso disarmante di Paolo non è sfuggito a nessuno così come la forza della sua giovane mamma.
Sono di nuovo a Genova mamma e figlio, sempre mano nella mano. Paolo non è tornato a camminare né tanto meno a parlare, ma il miracolo della solidarietà e di una maggiore consapevolezza della forza, credo si sia compiuto.
Grazie, Paolo e Chiara.