Un viaggio fra le stelle (oscurate) di altri mondi

Daniele AbbiatiNel 1926 Hugo Gernsback battezza la science fiction. Ma soltanto l'anno dopo Werner Karl Heisenberg enuncia il «principio di indeterminazione». E quando, nel 1972, una équipe di studiosi del Mit di Boston pubblica I limiti dello sviluppo, da un bel pezzo gli autori di «narrativa d'anticipazione» si esercitavano, nel prometeico tentativo di superarli, sui vincoli spazio-temporali. Il che non significa che la fanta(sia) è più in gamba della scienza, ma che ha gambe più lunghe.È questo l'assunto che si ricava da quella sorta di enciclopedia a puntate della fantascienza costituita dalle introduzioni apposte da Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco alle ormai mitiche (e mitologiche) iniziative editoriali targate Renato Fanucci negli anni Settanta. Futuro, Orizzonti, Il Libro d'Oro della fantascienza, Futuro Saggi erano collane ricche di «perle» pescate dal duo «de Turpis»-«Fosco», come li chiamavano i loro concorrenti e avversari, nelle acque territoriali prevalentemente statunitensi. Inspiravano a pieni polmoni, si tuffavano a leggere di tutto, dalle ciofeche ai capolavori, abbrancavano il meglio e poi riemergevano, aggrappandosi quasi senza fiato alle loro scrivanie. Dalla telefonata agli agenti italiani dei vari Philip José Farmer, Poul Anderson, A.E. van Vogt, Theodore Sturgeon e via discorrendo al «visto si stampi» l'intervallo era breve. Anche perché de Turris e Fusco agivano pressoché in regime di monopolio, vista la loro competenza in materia. E, soprattutto, vista la loro capacità di contestualizzare, anche con eretici rimandi alla letteratura «alta», le loro prede.Certo, la «teleologia marxista ortodossa», la «schematizzazione parasessuale» di Freud e lo «strutturalismo» allora imperanti non facevano per loro. Certo, i riferimenti allo spiritualismo, a Julius Evola, alla dimensione del mito e della leggenda non trovarono terreno fertile presso un pubblico conformista e che non li seguiva nel cammino à rebours per andare avanti. Ma ognuno si sceglie la strada che preferisce, quando si tratta di indagare ciò che potrebbe essere sulla base di ciò che è. Quarant'anni di «sf» oggi ci dimostrano che quella intrapresa da de Turris e Fusco era la migliore. La possiamo percorrere in Le meraviglie dell'impossibile, il volume edito da Mimesis (prefazione di Luca Gallesi). L'ultima Thule della fantascienza, per fortuna, è ancora lontana.