Viaggio sui bus sudando e imprecando

(...) refrigerio. I due sportelli dell'uscita di emergenza, infatti, non sono chiusi, entra afa che è un «piacere». Mai parlare al conducente. Proviamo: «Scusi, funziona il condizionatore?». Risposta: «Dovrebbe». Ora stiamo meglio. Nel frattempo l'autista chiude uno dei due oblò (così si chiamano gli sportelloni d'emergenza). Meglio scendere all'Augustus e salire sul 43, il 3929. Ore 9.32. Forse non è stata una buona idea. La canicola è opprimente, una donna si asciuga la fronte imperlata di sudore, un'altra si fa coraggio con un ventaglio sbiadito. Laconico il conducente: «L'aria condizionata è solo sui nuovi mezzi di 12 - 18 metri, questo bus è vecchio e supera di poco i 10 metri». Stessa musica sul 30 (bus 4323) in piazza della Vittoria. Mancano venti minuti alle 10, ma la capacità di sopportazione inizia a vacillare.
Idea metropolitana. Lo stesso Merella si è tanto raccomandato con l'amministratore delegato Guyot, affinchè gli impianti di climatizzazione siano a pieno regime anche nelle vetture e nei locali della metrò. E così è. Fino a San Giorgio si viaggia che è un piacere, pochi passeggeri, volti sereni, autobus lontani. Il dovere chiama. Torniamo sulla terra. Piazza Caricamento, expò, mezzi Amt subito non se ne vedono. Poi spunta l'1, diretto a Voltri. Numero 9029. «Questo autobus è una baracca di 50 anni, chissà perché non lo levano», sbotta un uomo in camicia e bermuda. «50 no, 30 sì», gli fa eco l'autista. Inutile cercare qui l'aria condizionata. Alle 10.20 si scende in via Pieragostini, davanti all'Ansaldo. Due passi a piedi, via Cantore, Sampierdarena, ecco il 18 sbarrato. L'8801 è l'autobus dei desideri: impianto di climatizzazione perfetto, ampi spazi, discreta pulizia. Fuori dal finestrino, l'occhio viene catturato da un tabellone luminoso installato dal Comune: «Emergenza caldo, non uscire dalle 11 alle 18». Un giorno Tursi ti manda sull'autobus (purchè dotato di condizionatore), l'altro vorrebbe che rimanessi a casa, o quasi. Misteri.
In piazza della Annunziata, di fronte a palazzo Belimbau, c'è un altro display curioso. Non del Comune, ma di Amt. Recita: «Aumentano i controlli, utilizza il biglietto e viaggia tranquillo». Biglietto, tranquillo. Ieri, dalle 8.55 alle 13,15, mai trovato un verificatore (ora i controllori si chiamano così). La lotta all'evasione non era un fiore all'occhiello di Transved? Ore 10.50, giù dal 18, arriva il 19 sbarrato (9213). L'aria condizionata «è attaccata al massimo», giura l'autista, però si suda. Forse c'è troppa gente, forse i passeggeri dovrebbero chiudere qualche finestrino, ma è un gatto che si mangia la coda. Se i condizionatori funzionassero…
Non funzionano sul 44 (3916) in via Venti Settembre e neppure sul 15 sbarrato (3943). E al conducente del 15 facciamo la solita domanda: «Scusi, c'è l'aria condizionata?». Insolita la risposta. «Sì, ma non va. Tutti giorni lo facciamo presente all'azienda». Evviva la sincerità. Davanti al Gaslini si scende. Colti da un raptus di autolesionismo saliamo a piedi in via Carrara, sopra corso Europa. Obiettivo: il 17. Che non si fa aspettare: l'impianto di climatizzazione funziona benissimo, in compenso una delle due obliteratrici è fuori servizio. Non si può avere tutto dalla vita. Bene il 20 (9210). Male il 33 (4340), la linea che da Principe arriva a Brignole. Qui alle 13.15 saliamo sul 31. Caldo soffocante, passeggeri esausti, l'aria condizionata? Un miraggio. L'ultimo, ieri.