Viaggio sul Po per riscoprire antichi sapori

Quattro esperienze gastronomiche «esterne» quest'estate: tre ristoranti già collaudati e una «new entry». Comincio subito da quest'ultima. Mi avevano parlato bene della Fornace di Barbablù a Vado Ligure, per cui ho deciso di festeggiare il rientro di Edoardo, mio figlio, dagli «umidi» studi londinesi con una bella cena; detto fatto, la famigliola al completo si presenta piena di attese alla nuova esperienza. L'ambiance (o forse bisogna dire la location?) è realmente suggestiva: come suggerisce il nome il locale è stato realizzato in una vecchia fornace di pietra e mattoni rinnovata e adattata con grande gusto. Il personale è gentile e premuroso e l'apparecchiatura molto elegante e curata. Il menù offre due proposte «fisse» oppure la scelta alla carta: io personalmente scelgo il menù a 55 €. Edoardo quello a 80 € mentre mia moglie opta per due piatti alla carta; così a me toccano sei portate, a Edoardo nove, per cui siamo ben felici di condividere con la «mamma» un poco dei nostri piatti. La carta dei vini ha due pagine (!) di Champagne di grandi e piccoli produttori e un buon assortimento di vini italiani: scelgo il Sauvignon Venica seguito dal Tocai dello stesso produttore (veramente è una produttrice e pure bella!). Devo imporre la sequenza perché secondo la cortesissima sommelier l'ordine andava invertito; comunque avevo ragione io perché (ovviamente) il Tocai aveva una gradazione superiore. Quest'ultimo vino si è confermato eccellente mentre l'altro, francamente, l'ho trovato greve e poco elegante: ti stancava rapidamente. Così così il Moscato di Samos proposto coll'ottimo dessert. Considerato che entrambe le bottiglie e anche i bicchieri del vino dolce erano piuttosto costosi il conto finale (con ricevuta) era decisamente ragionevole: 250 €.
Altrettanto gradevole, anche se per altri motivi, la seconda tappa gastronomica: Pintori, in via San Bernardo, a Genova. Per me è come essere a casa (e in effetti abito molto vicino): pensate che mamma Pintori, avendo saputo che andavamo a cena da lei con il «rampollo», gli aveva preparato appositamente una torta di ricotta e prezzemolo, a lui particolarmente gradita, per farlo riprendere dai digiuni d' Oltremanica. Sulla cucina non è neanche il caso di parlare tale è la costanza qualitativa, per quel che riguarda il vino, Silvio mi ha sorpreso proponendomi un ottimo Macon Village bianco di alta qualità. Incredibile! Un vino francese che non avevo mai bevuto (non con quelle caratteristiche, almeno!). Poi un Cotes de Nuits e per finire il vino da dessert, e è andata ancora bene che tornavamo a piedi , sennò addio patente. Del conto non ne parlo perché non fa testo.
Terzo tappa: una trattoria in una sottofrazione di una frazione di Santo Stefano d'Aveto, la conoscono solo lupi e cinghiali. Abbiamo mangiato solo polenta, buona, certamente, ma solo polenta; tre bottiglie di vino di basso profilo in dieci; tre o quattro caffé, non ricordo esattamente: 18 € a testa: francamente a me sembra carissimo.
Due giorni dopo ci siamo rifatti: ristorante Riva a Ponte dell'Olio (Pc).
La cuoca/padrona è stata allieva dell'indimenticato e indimenticabile maestro Georges Cogny che ha allevato diversi chef di alto livello come, per esempio, Dattilo dell'Antica Osteria del Teatro di Piacenza. L'ambiente è curato ma senza sfarzo o «furberie», bella la mise en place, mentre Maurizio, in sala, è prodigo di consigli senza essere invadente.
Menù alla carta; i miei piatti: sformatino di porcini, terrina di pesce, pisarei con muscoli, vongole e zucchine, costine di agnello con fichi in salsa di vino rosso, tortino caldo di cioccolato con gelato di maracujà. I miei commensali apprezzavano i vini non troppo impegnativi, per cui dopo il Ca' del Bosco di aperitivo, Ortrugo Perinelli, Chardonnay con lieve barricatura e Gutturnio fermo Il Baraccone. Piatti equilibratissimi che appagano senza appesantire, bei vini proposti a prezzi più che ragionevoli; per un totale, a persona di 65 €!
Il pensierino della sera: il ristorante dove ho «speso di più» è la trattoria. Forse sarebbe meglio dirlo all'autorevole scrittore che riempie le prime pagine dei giornali genovesi, magari ci riflette un po' sopra e evita di schiamazzare sempre contro i ristoratori.
Per contattarmi: info@petrellivini.it