In viaggio sull’80 notturno, tra insicurezza e sporcizia

Impossibile comprare i biglietti e sul bus obliteratrice guasta L’autista non conosce l’itinerario e chiede ai passeggeri

Daniele Petraroli

Immigrati, lavoratori notturni, prostitute, senza casa. Un mondo concentrato su un autobus. Persone diverse, ognuna con la sua particolarissima storia alle spalle, quasi sempre difficile, e altrettanto spesso, con poca voglia di raccontarla. Tutto questo è l’80 notturno, l’autobus, meglio il pullman, che sostituisce, dopo le 23, il trenino della Roma-Lido.
Il nostro viaggio comincia poco dopo la mezzanotte di venerdì a piazzale Ostiense. Il primo ostacolo è il biglietto. Macchinette che li distribuiscono non se ne vedono, la possibilità di acquistarlo tramite sms è pura utopia (verremo a sapere il giorno successivo che bisogna fare richiesta di un «borsellino elettronico» al proprio operatore telefonico quando si effettua una nuova ricarica) e l’autista non è d’aiuto. Può vendere il bit a prezzo maggiorato (1,30 centesimi) ma non ha il resto. Per fortuna ci viene in soccorso un occasionale compagno di viaggio che ce lo regala.
Siamo pronti alla partenza ma, una volta saliti, la prima impressione è pessima. Un tanfo micidiale dà il benvenuto sul pullman mentre il pavimento è una specie di lago, anzi di palude. Le pareti e la parte dietro dei sedili sono coperti di scritte. «Tag» (firme) di writers notturni, stelle a cinque punte e graffiti di ogni genere. Le luci ci sono, anche se manca ad ognuna delle tre plafoniere la copertura di plastica. Come se non bastasse la macchina obliteratrice è rotta vanificando la spasmodica ricerca del biglietto. Ci accomodiamo in fondo. I sedili sono di stoffa, certamente più comodi di quelli degli autobus diurni, in dura plastica, ma, altrettanto sicuramente, più difficili da pulire. Ed è proprio dai sedili, infatti, che proviene l’odore peggiore. L’intero mezzo sembra non sia mai stato lavato. La Sita, che ha in gestione le linee notturne dell’Atac, evidentemente non ha intenzione di sprecare denaro per un pullman utilizzato in gran parte da immigrati. A bordo una ventina di persone. La maggioranza, appunto, stranieri. Sudamericani, africani e romeni soprattutto.
A mezzanotte e 25 il bus si mette in moto in perfetto orario. Molti compagni di viaggio già sonnecchiano con la testa appoggiata allo schienale. Qualcun altro legge. Una ragazza polacca, per esempio, tiene in mano delle fotocopie di psicologia in lingua inglese. La voglia di parlare, comunque, è poca dopo una dura giornata di lavoro come collaboratrice domestica. Sull’Ostiense, altezza ippodromo di Tor di Valle, un sudamericano si attacca al cellulare parlando ad altissimo voce in spagnolo. Risultato, tutti svegli per il tratto finale che ci porta ad Ostia.
«Una volta l’80 era un autobus pericoloso - spiega un cileno - ma è qualche anno che le cose sono lentamente migliorate». Di radio a bordo per il conducente, però, neanche a parlarne, anche se ci dovrebbe essere. «Ma sa quante cose ci dovrebbero essere e poi non ci sono?», scherza l’autista. Il viaggio prosegue tranquillo fino al litorale, dove il giovane conducente entra nel panico. È la prima volta che guida su questa tratta e non conosce bene la strada. «Ho lavorato per anni sulle linee turistiche Roma-Cracovia e Roma-Varsavia ma le hanno soppresse lo scorso anno e così mi hanno trasferito alle corse notturne». Grazie ai pendolari abituali riusciamo ad arrivare in qualche modo a destinazione, nel piazzale della stazione Cristoforo Colombo all’una e un quarto. Il tempo di caricare l’unico passeggero in attesa e le porte si richiudono. Destinazione Roma. Non siamo gli unici ad essere rimasti sopra. In penultima fila c’è un uomo di colore che dorme profondamente con il bavero della giacca sugli occhi e un sacchetto di plastica affianco. Non ha un altro posto dove andare e utilizza l’80 notturno come propria casa.
Ci improvvisiamo navigatori («sai per caso qual è via delle Prore?», domanda l'autista) e in pochi minuti siamo di nuovo sull’Ostiense dopo aver fatto salire una decina di persone alla stazione centrale di Ostia. Una prostituta che, presumibilmente, si reca a lavoro, due ragazze che vanno in discoteca («pensiamo di andare a Testaccio») e tre uomini dell’est evidentemente alticci. Ore 1 e 38 minuti, il nostro viaggio termina alla stazione di Acilia. L’80, invece, prosegue la sua corsa nella notte verso Piramide, carico di speranze, vite difficili e sogni ormai spezzati.