Viale Jenner, i residenti sono esasperati

Quelli di viale Jenner non ne possono più. Impossibile (o quasi) convivere con quella moschea ospitata al primo piano del civico 50 di viale Jenner, dove ogni venerdì millecinquecento fedeli si riversano in strada. Risultato? Strada bloccata, marciapiede impercorribile e i pedoni che fanno il dribbling tra le auto magari con tanto di passeggino. «Il tutto sotto gli occhi della polizia municipale che non batte ciglio» esplode il signor Mimmo, che non vuole arrendersi al caos e all’illegalità: «Convivere con una moschea a due passi da casa vuol dire sopportare tutto e il contrario di tutto». Anche il commercio abusivo, «ue’, ho persino visto trascinare un animale morto».
Già, al piano terra della moschea è in funzione una macelleria, «è un via vai continuo e poi c’è sempre quella questione del terrorismo». Dettaglio non da poco: il centro islamico di viale Jenner figura nella lista degli enti e delle persone chiamati a giudizio nel maxi processo civile intentato a New York dai familiari delle vittime degli attentati alle Torri Gemelle. Accusa che, naturalmente, i vertici del centro islamico respingono mentre tra i commercianti circola una lettera indirizzata al sindaco di Milano, Letizia Moratti, dove si reclama «una soluzione definitiva»: «È intollerabile che il Comune finga di ignorare quanto accade lì dentro, dove senza licenze e autorizzazioni si esercitano attività commerciali e persino si prega». Come dire: è un luogo di culto illegale, sorprendente ma vero.