«In viale Jenner non c’è nulla da nascondere»

«Non abbiamo nulla da nascondere. Chiunque voglia venire da noi per una perquisizione o un controllo, deve sapere che lo accoglieremo senza problemi», si è difeso Abdel Hamid Shaari, presidente dell’Istituto culturale islamico di viale Jenner. Il sospetto è che, dopo l’attacco sventato a Londra, il centro possa finire di nuovo nell’occhio del ciclone. Come successe d’altronde nel settembre del 2001, quando gli investigatori milanesi indagarono sui legami tra Al Qaida e alcuni frequentatori delle moschee di viale Jenner e via Quaranta. Allora furono effettuati anche degli arresti, mentre l’attuale imam, Abu Imad, risulta ancora tra gli indagati. «Per noi non cambia nulla: siamo abituati a stare al centro dell’attenzione», ha affermato Shaari. «In ogni caso - ha continuato il presidente - né io né i miei fratelli dell’istituto abbiamo conosciuto un musulmano aderente a questa cosiddetta Al Qaida». Poi si è detto pronto a dare il «benvenuto a chiunque voglia dimostrare il contrario».