Viale Mazzini è nel caos ma il cda è paralizzato L’Idv: a noi la Vigilanza

I vertici sono in scadenza ma Veltroni accende la polemica: «Bisogna modificare prima la legge Gasparri». L’ex ministro: «Assurdità, così si metterebbe in ginocchio la Rai»

da Roma

La fotografia del clima che si respira in Rai, all’indomani della «bufera Travaglio», ha i colori del fastidio e della preoccupazione stesi su uno sfondo di fatalismo. Sentimenti che risuonano dentro le stanze di viale Mazzini in maniera bipartisan. «L’impostazione di Travaglio verso Schifani mi ricorda i tempi di Tangentopoli» commenta un dirigente Rai. «In quel periodo si diceva che se vedevi un politico lo dovevi subito accogliere con un vaffa, non fosse mai che poi ricevesse un avviso di garanzia qualche mese dopo e tu venissi tirato dentro per avergli parlato. Comunque questi santoni li abbiamo creati noi e ora non c’è più controllo». Un altro dirigente di lungo corso getta lo sguardo oltre le polemiche del momento. «Il polverone durerà qualche giorno e poi tutto verrà più o meno dimenticato, anche perché il clima è cambiato rispetto al 2001. Oggi Berlusconi ha capito che i vari Travaglio, Santoro & company sono per lui un’assicurazione sulla vita. Inoltre il governo ha altre priorità rispetto alla Rai e non ci proverà nemmeno a creare qualche altro scomodo martire».
Diversa la partita delle sanzioni. Domani il caso Travaglio sarà oggetto di valutazione sia da parte del cda della Rai che da parte del consiglio dell’Autorità per le Comunicazioni. Nel cda di viale Mazzini la vicenda dovrebbe essere affrontata attraverso una relazione del dg Claudio Cappon. Travaglio ha un contratto di collaborazione con la Rai per il programma Annozero e potrebbe essere richiamato all’ordine e subire sanzioni in base a quel documento. Per quanto riguarda l’Agcom, l’Autorità mercoledì potrebbe decidere di intervenire su entrambe le trasmissioni di viale Mazzini nell’occhio del ciclone: Annozero del primo maggio e Che tempo che fa di sabato scorso. All’interno dell’Autorità però ci sono correnti di pensiero differenti: c’è chi ipotizza un intervento sanzionatorio con multe, e chi mette in dubbio, invece, un potere di intervento dell’Agcom su questioni editoriali che riguardano la Rai. Sicuramente titolata ad intervenire e a richiedere sanzioni all’Agcom sarebbe la commissione Parlamentare di Vigilanza che però in questo momento non è ancora stata costituita dal nuovo Parlamento.
Proprio sui tempi di costituzione della commissione di controllo è già iniziato il braccio di ferro tra centrodestra e centrosinistra. La Vigilanza sarà, infatti, l’organo che dovrà occuparsi di designare il cda della Rai. Il problema è che l’Italia dei Valori rivendica per sé quella presidenza, provocando i malumori incrociati di Pd e Pdl. «La presidenza della Vigilanza andrà all’opposizione ma non la si può dare a chi incarna la punta di diamante degli sconvolgimenti della Rai» dice Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. Inoltre l’orientamento prevalente nel centrosinistra è quello di allungare sine die la vita del cda, in scadenza il prossimo 31 maggio. Una testimonianza precisa in questo senso arriva dalla presa di posizione di Walter Veltroni. «Io penso che procedere alla nomina di un nuovo cda della Rai dentro la logica della legge Gasparri sia una scelta non all’altezza dei problemi dell’azienda e del servizio pubblico». Un modo per dire che il Pd spingerà per procedere al rinnovo a settembre mentre la nuova maggioranza parlamentare intende procedere al ricambio entro il mese di luglio. Tant’è che Maurizio Gasparri chiude la porta e sancisce subito la propria dissociazione. «Rinviare il rinnovo del Cda Rai vorrebbe dire paralizzare l’azienda e metterla in ginocchio. È un’assurdità».