Viboldone il borgo medievale sotto l’assedio delle ruspe

da Viboldone (Mi)

Rischia di scomparire l’antico borgo di Viboldone, frazione di San Giuliano Milanese, tra gli ultimi baluardi verdi rimasti alle porte della metropoli. Residenze medievali costruite intorno alla monumentale abbazia campeggiano ancora immerse nel verde ombreggiato da filari di pioppi e tra lente rogge. Ma l’amministrazione comunale di centrosinistra «ha approvato il progetto di radere al suolo - sottolineano gli abitanti carte alla mano - un buon numero di antiche abitazioni rurali, compreso l’edificio della vecchia posta, per poi ricostruire con edifici moderni».
È così che i cittadini hanno iniziato la loro battaglia. E ieri hanno sfilato in centinaia per le vie del borgo, per la conservazione dell’identità del territorio, della storia, dei luoghi, della serenità possibile in questa oasi di silenzio. Allergici a decise ingerenze politiche, nonostante Rifondazione comunista, come ha spiegato ieri la senatrice Giovanna Capelli, abbia sfiorato la crisi di giunta a San Giuliano proprio su questo tema. E nonostante ieri si sia chiesto a gran voce che la Provincia di Milano si muova per «avviare il dialogo - come sottolinea Paolo Rausa dell’associazione per la salvaguardia e la tutela di Viboldone - fra tutte le parti interessate: il comune, il Parco Adda Sud e la Soprintendenza da un lato e, dall’altro, le suore benedettine, che ancora soggiornano nell’antica abbazia, e le associazioni di cittadini».
L’abbazia intorno alla quale è sorto l’antico borgo è datata 1176. Poco dopo vengono edificati i complessi in corte sopravvissuti fino ad oggi: soprattutto cascina Abbazia e cascina Corte Grande. Poi case e palazzi a due piani tutt’intorno. In mattoni pieni, al naturale. Ma, soprattutto, vengono rispettati gli ettari di verde incontaminato tutt’intorno. L’aria, lì, sa ancora di natura. E l’arte dell’abbazia, dedicata ai santi Pietro e Paolo, è rimasta in gran parte intatta. La prima pietra viene posta dai monaci Umiliati che condividevano con la popolazione il ricavato della lavorazione della lana. Nel 1581 nel monastero si insediano i benedettini di Monte Oliveto che rimarranno a Viboldone per due secoli. È nel 1941, poi, grazie al cardinale di Milano Ildefonso Schuster, che arriva una giovane comunità di benedettine. Oggi le monache ricevono ogni domenica visitatori da ogni dove, accogliendoli per quanto possono. Ma per l’assessore locale all’urbanistica Cristian Stefanoni «è impensabile nel 2007 di dover recuperare totalmente edifici che non sono di grandissimo pregio». Anche se il territorio è considerato un patrimonio monumentale dal Parco Adda Sud. E anche se l’indignazione spinge a parlare persino la badessa delle benedettine: «La provincia di Milano tuteli non solo con denaro a pioggia il suo patrimonio ma a ragion veduta, prendendo atto di quanto qui sta andando perduto». Madre Maria Ignazia Angelini ricorda quanto vede sfiorire giorno dopo giorno sotto i suoi occhi: «Fino a qualche tempo fa vedevamo filari di alberi dal cortile del convento. Ora più nulla. A poco a poco è stato tagliato tutto. Per non parlare delle abitazioni. Mai ristrutturate, si sono svuotate a poco a poco». Basti pensare che dai 300 abitanti di quando le benedettine arrivarono qui, si è passati alle 10 anime attuali. Ma non trascura nemmeno il risvolto sociologico la badessa: «Così si è perso anche il patrimonio di umanità solidale tra i residenti nel convento e quelli fuori. Della bellezza non si può approfittare. Bisogna custodirla».