Il vice di Penati: «Campi rom? Tocca all’hinterland»

Enrico Lagattolla

«Non si può fare il gioco del cerino». Voce e metafora del senatore Nando Dalla Chiesa. Il luogo: via Ripamonti. L’occasione: un presidio della Margherita sul tema della sicurezza. Criminalità, immigrazione, nomadi, periferie, assegnazione delle pratiche amministrative per gli stranieri agli uffici civili per «liberare» forze dell’ordine. L’invito è rivolto alle istituzioni e ai cittadini. «Ognuno deve fare la sua parte».
Un passo oltre le polemiche. «Non si può giudicare un assessore, bisogna avere una visione generale. Su Milano bisogna garantire interventi sistematici». «Assolto» l’assessore alla Sicurezza Guido Manca, Dalla Chiesa invita alla responsabilità. «Il problema è serio, e ha grosse implicazioni sociali». Perché se è vero che «non c’è un’emergenza Milano», è vero anche che «aumentano scippi, rapine, stupri, reati che entrano immediatamente nella vita quotidiana delle persone». E questo «è un problema di cui tutti devono farsi carico, dai politici ai comitati di zona».
E non è solo una questione di consenso. «Qui non si tratta di fare campagna elettorale», dice il senatore. «Resta il fatto, però, che occorrono prevenzione, controlli, e anche un ruolo più attivo del Comune, che deve saper mobilitare ogni forma di volontariato per rendere sicure le periferie. Per quanto ci riguarda, dobbiamo far capire che la Margherita si impegnerà a difendere i principi elementari della convivenza civile».
Non solo consenso, ma anche. Via Ripamonti ha visto altri presidi, di opposto «colore». L’idea è che la partita per Palazzo Marino si giochi anche e soprattutto sulla questione della sicurezza. «È vero, siamo in clima pre-elettorale - ammette Alberto Mattioli, consigliere comunale e vice presidente della Provincia, sempre della Margherita -, ma dobbiamo mantenere un comportamento responsabile, senza cavalcare gli episodi successi».
Sulla questione dei campi nomadi, ad esempio, il consigliere ha le idee chiare: «Servono campi piccoli e dislocati». Il problema è «dove». «Stiamo cercando di trovare un’intesa con i Comuni del milanese, a cui chiediamo collaborazione». Compromesso possibile? «Inutile girarci intorno, l’unica via d’uscita è un accordo tra le istituzioni».