Il vicecoordinatore azzurro: «Preoccupante l’arroganza del diessino verso i governi di Gerusalemme e Stati Uniti. Ha già dimenticato l’11 settembre» «D’Alema? È un ministro anti-israeliano» Cicchitto (Fi): «Diremo sì alla missione italiana in L

Fabrizio de Feo

da Roma

La missione per riportare pace tra Israele e Libano rischia di accendere nuovi conflitti dentro l’Unione. E così Fabrizio Cicchitto, di fronte ai primi «distinguo» di Rifondazione, assume una posizione precisa: il sì di Forza Italia arriverà soltanto se le regole d’ingaggio dei nostri soldati saranno definite in maniera inequivoca.
Onorevole Cicchitto, la partecipazione italiana al contingente Onu dovrà essere autorizzata dal voto delle Camere?
«In Kosovo accadde che i nostri aerei si alzarono sulla Serbia mentre il nostro Parlamento stava ancora discutendo. Certo D’Alema è abituato a operazioni spregiudicate che fatte dal governo Berlusconi farebbero gridare allo scandalo. Ma questa volta un dibattito in Parlamento dovrà esserci».
Teme che il governo possa blindarsi dietro il ricorso alla fiducia?
«Sarebbe paradossale. Non è neppure ipotizzabile la fiducia di fronte a una decisione che dovrebbe comunque coinvolgere anche l’opposizione. In ogni caso l’Unione sulla politica estera è a pezzi e in Parlamento può capitare di tutto».
A quali condizioni direte sì alla missione italiana?
«La risoluzione evita riferimenti specifici al carattere di peace-keeping o di peace-enforcing della missione. Tutta l’operazione ha senso se i soldati sono messi nelle condizioni di difendersi e intervenire per smontare eventualmente la rinnovata aggressività di Hezbollah. Questo aspetto va chiarito in Parlamento».
Il nostro contingente di pace in Irak venne definito occupante da Prodi e, addirittura, belligerante dalla sinistra oltranzista. Qual è la diversità della missione in Libano?
«Il paradosso è che l’intervento in Libano ha sicuramente un carattere più marcato dal punto di vista militare rispetto a quello in Irak. Noi non partecipammo alla guerra in Irak nè Berlusconi era alle Azzorre quando venne deciso l’attacco. Intervenimmo in base a una risoluzione Onu e venimmo ringraziati da Kofi Annan per il nostro impegno di pace».
Quale atteggiamento si aspetta dalla sinistra radicale?
«Prendo atto che alcuni esponenti dell’estrema sinistra dicono sì a condizione che ci sia il via libera degli Hezbollah. E stiamo parlando di forze indispensabili per la maggioranza».
Tutto questo mentre Massimo D’Alema definisce l’offensiva di Israele «sbagliata, di scarso significato militare, di disastroso impatto politico e dagli obiettivi poco chiari».
«È inusitato che un ministro degli Esteri si presenti con il fare altezzoso di un baronetto inglese con il frustino in mano e tratti in modo arrogante Usa e Israele. Le sue parole segnano un elemento di discontinuità molto negativo verso Israele».
D’Alema dice «finalmente l’Onu».
«È una ricostruzione totalmente falsa. Dimentica che le truppe Unifil erano già presenti sul territorio e hanno fallito. Dimentica che la linea di Israele è stata “territorio contro pace” e si è trovato di fronte un’operazione congiunta partita da Gaza e dal Libano. Dimentica che l’elemento scatenante è stato un’aggressione che, a sentire l’Iran, si prefigge propositi identici a quelli dei nazisti contro gli ebrei ovvero l’eliminazione totale di Israele. E dimentica che nessuno ha scatenato alcuna offensiva contro gli islamici. È il fondamentalismo islamico che ha dichiarato guerra all’Occidente e agli arabi moderati. Si può capire che Rutelli - che va bene sui set cinematografici ma possiede scarsa cultura politica - dimentichi l’11 settembre. Ma D’Alema dovrebbe ricordarlo».
Per il numero uno della Farnesina la reazione di Israele è stata sproporzionata.
«Ma quale sproporzionata. Vorrei vedere se fossimo noi costretti ad andare nei rifugi per sfuggire agli attacchi missilistici. Se non ci fosse stata la reazione di Israele ora non avremmo l’operazione dell’Onu. E questo dimostra la debolezza dell’Onu».
In ogni caso D’Alema sembra aver compiuto una precisa scelta anti-israeliana.
«È un atteggiamento eccentrico per un ministro. Le sue sono le parole di un anti-israeliano e suonano come una provocazione verso il governo di Tel Aviv e verso il popolo israeliano».
Marco Pannella invoca l’ingresso di Israele nell’Ue.
«A titolo personale sono favorevole e credo che andrebbe esaminata anche l’ipotesi dell’ingresso di Israele nella Nato».