Viceministri e sottosegretari: per Prodi 73 son troppo pochi

Entrano nell’esecutivo anche Intini e D’Antoni. Ai Ds 34 posti, alla Margherita 15. Bobo Craxi scelto «a titolo personale»

da Roma

A mezzanotte dell’altroieri la prima ronda del piacere: Romano Prodi prova la campanella d’argento consegnatagli da Berlusconi per chiudere il Consiglio dei ministri, Fabio Mussi interpreta Cenerentola e fugge via in un plof, conclusa la lotteria dei posti di seconda e terza fila, rien ne va plus. Si punta sul numero 72 (sottosegretari), e gli amanti della cabala possono giocare anche il 9 (viceministri), facendo attenzione perché c’è ancora da nominare il decimo «vice», quello per gli Italiani all’estero. In definitiva: 73, 10 e 17 (numero scaramantico prodiano), terno secco sulla ruota di Palazzo Chigi.
Chi è dentro è dentro, Leoluca Orlando invece alla fine viene fatto fuori. Prodi spiega come «la ridefinizione delle competenze dei diversi ministeri non fosse un lavoro semplice» e tranquillizza gli italiani all’estero: verranno consultati. Con ogni probabilità la scelta dovrebbe ricadere su Franco Danieli (Margherita, ex Rete), dimostratosi autentico anti Tremaglia con i sorprendenti risultati ottenuti dall’Unione all’estero. Il premier ha fretta di tornare a casa, aggiunge che nella lunga serata «non ci sono state grandi sorprese, non è morto nessuno... ». Ci sarà però da rivitalizzare l’Italia, ha aggiunto ieri mattina, quando si è trattato di far giurare i numeri due e tre ministeriali. Un discorsetto breve e incisivo, persino franco. «Voi completate il quadro con un numero di persone che qualcuno giudicherà eccessivo - dice rivolgendosi ai nominati - ma, vista la mole di lavoro, è un numero scarsissimo, siete pochi... Il Paese si è bloccato, ha avuto paura di perdere. Ma noi abbiamo il compito di agganciarlo per entusiasmarlo, visto che si era rassegnato. Vi chiedo di aiutarci attraverso uno sforzo etico, profondo... C’è molto più entusiasmo per noi fuori dalle stanze del potere che dentro».
La cerimonia della sala delle Repubbliche marinare, al primo piano di Palazzo Chigi, fila via liscia: con Prodi i due vicepremier D’Alema e Rutelli e il giovane Enrico Letta a interpretare la parte di zio Gianni in qualità di sottosegretario alla presidenza del Consiglio. A lui tocca leggere la formula di rito: la prima a firmare Chiara Acciarini, preside torinese ed ex senatrice ds, da ieri sottosegretario alla Famiglia. Guido Tampieri, nella confusione, non risponde alla chiamata. Insistono, l’incalzano: «Tampieri è presente?». Il neosottosegretario all’Agricoltura, ds ravennate, finalmente si fa vivo e firma. A Emilio Casula, socialista cagliaritano, viene invece attribuito un posto alle Finanze piuttosto che alla Difesa. Se ne accorge mentre va al suo posto, torna sui suoi passi: «Ma mi avevano detto... Forse c’è un errore». Si pone rimedio.
Il manuale Cencelli, enfatizzato dalla legge elettorale proporzionale, trionfa. Prodi si rafforza con i suoi quattro sottosegretari alla Presidenza: oltre allo stesso Letta, Enrico Micheli (cui dovrebbe andare la delega sui Servizi), il giornalista Ricardo Franco Levi (delega all’Editoria) e il professor Fabio Gobbo. In più, in quota prodiana sono considerati altri 5 sottosegretari (compreso Bobo Craxi, «nominato a titolo personale», come accusa il suo partito ricusandolo). I Ds (che rappresentano il 35% della coalizione) incamerano 5 viceministri e 29 sottosegretari; la Margherita (22%) rispettivamente due e 13; Rifondazione (14%) un «vice» e sei sottosegretari (quasi tutte donne). Due poltroncine ciascuno a verdi, Pdci e Di Pietro (assieme il 14% dell’Unione); una all’ex forzista Marco Verzaschi (ora Udeur), una a Elidio De Paoli, di Alleanza lombarda, il movimento dei 45mila voti la cui attribuzione fu contestata da Calderoli. Tra i nomi di rilievo: Visco (l’ex ministro farà il vice di Padoa Schioppa), Minniti (vice di Amato), Pinza (anche lui vice all’Economia), D’Antoni (vice allo Sviluppo economico), Intini e Sentinelli (entrambi vice agli Esteri), Forcieri (Difesa), Boco e Cento (Agricoltura ed Economia), Budin (Politiche europee), Dalla Chiesa (Università), Gianni (Sviluppo), Patta (Salute), Manconi e Scotti (Giustizia). Entrano anche i movimenti, con Danielle Mazzonis (Liberaderenti della Sinistra europea), Laura Marchetti (assessore all’ecologia in Puglia), Donato di Santo (Movimondo).