Il viceministro Castelli frena sul Terzo valico: «Tutto fermo per il contenzioso su 1 miliardo»

«Se uno viene a chiederti 1 miliardo in più, prima di pagarlo evidentemente devi anche valutare. Io ricordo che altri general contractor su altre tratte dell’alta velocità hanno rinunciato ad ogni pretesa. In questo caso non è così, ma non entro nel merito perché c’è un arbitrato in corso»: è il parere del viceministro alle Infrastrutture, Roberto Castelli, che commenta, a margine dell’assemblea annuale di Assagenti a Genova, i ritardi nell’avvio dei cantieri del Terzo valico dovuti al contenzioso tra Rsi e Co.Civ.
«Il terzo valico era stato bloccato dal Governo Prodi, quando il ministro Di Pietro aveva revocato le concessioni - spiega ancora Castelli -. Noi abbiamo ripreso questo cammino che è complicato e faticoso, complicato perché abbiamo dovuto ricominciare da capo, faticoso perché in atto un contenzioso ancora irrisolto con il general contractor. Sono questioni di natura giuridica, in cui il Governo non ha voce in capitolo».
Il viceministro alle Infrastrutture difende a spada tratta l’operato dell’esecutivo: «Noi abbiamo fatto la nostra parte, il Cipe ha approvato la prima tranche di lavori, abbiamo finanziato il primo lotto costruttivo e quindi, adesso, aspettiamo che si risolva questo contenzioso e i lavori possano partire».
A chi gli domanda se le colpe di questi ritardi e quindi del contenzioso in atto siano da imputare principalmente alle Ferrovie dello Stato, Castelli replica: «Non so perché le colpe sono delle Ferrovie dello Stato. Chi lo afferma se ne assume la responsabilità. Io non entro nel merito - aggiunge - perché di fronte a un arbitrato, a una questione giuridica, si può solo osservare».
Castelli, infine, commenta anche la questione-Fincantieri: «Fincantieri ragiona in termini imprenditoriali, il cantiere più attrezzato sappiamo qual è ma naturalmente il governo cerca di creare le condizioni perché nessun cantiere venga sacrificato». Riguardo alle polemiche sulla presunta disparità di trattamento tra i cantieri liguri e quello di Marghera, a poche ore dalla presentazione del piano industriale di Fincantieri, il viceministro taglia corto: «Il problema degli esuberi esiste, dipende da portafoglio ordini, non è una questione di volontà politica ne imprenditoriale. Oggi c’è in giro un tonnellaggio molto superiore alla necessità perché sono stati fatti molti ordini quando il cannone tirava al massimo, poi si è andati in crisi e oggi vengono consegnate navi di cui non si sa cosa farsene. È un problema globale che non è gestibile né dal governo, né da Fincantieri».